Genova, processo Adinolfi. Richieste: 12 anni a Alfredo Cospito, 10 a Nicola Gai

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Ottobre 2013 20:53 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2013 20:54
Genova, processo Adinolfi. Richieste: 12 anni a Alfredo Cospito, 10 a Nicola Gai

Genova, processo Adinolfi. Richieste: 12 anni a Alfredo Cospito, 10 a Nicola Gai (foto Ansa)

GENOVA – Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo, fu gambizzato nel 2012. Adesso per quel gesto l’accusa ha chiesto 12 e 10 anni ai due presunti responsabili, due anarchici.

Il 7 maggio 2012 Adinolfi venne gambizzato davanti alla sua casa di Genova. Gesto rivendicato, come dimostrano i documenti che gli imputati Alfredo Cospito e Nicola Gai hanno portato oggi a Genova è cominciato il processo a loro carico.

Devono rispondere di lesioni gravi con l’aggravate di terrorismo, furto e detenzione di arma clandestina. Udienza a porte aperte, tra il pubblico anarchici greci e spagnoli ma anche disobbedienti provenienti da Torino e Milano. In due documenti ‘raccontano’ nei particolari il giorno dell’agguato e il modus operandi, per meglio chiarire la propria assunzione di responsabilità. Aula Coco, palazzo di giustizia di Genova.

Un nome, quello di Francesco Coco, il magistrato ucciso dalle Brigate Rosse, che rimanda agli anni di piombo. Ma i due anarchici nulla hanno a che spartire con quel periodo se non il rifiuto “dell’ordinamento giudiziario e dello Stato”. Il documento di Cospito cita lo scrittore anarchico Porcu, il padre fondatore del’anarchismo Bakunin, ma anche Poe e il blog ‘Congegno‘.

Contiene tutta la retorica dell’anti-Stato e afferma in sostanza un’appartenenza ideale alla Cospirazione delle Cellule di fuoco greche in nome della quale l’attentato a Adinolfi è stato compiuto. Cospito voleva leggerlo in apertura dell’udienza ma il gup l’ha fermato e siccome lui continuava a leggere, il giudice l’ ha fatto allontanare dall’aula.

I disobbedienti e gli anarchici presenti prima hanno coperto d’ingiurie il giudice poi se ne sono andati: dopo un breve e sostanzialmente pacifico corteo per le vie della città si sono riuniti in assemblea in un’aula dell’ Università.

L’udienza è breve. Il giudice legge il documento di Cospito e anche quello di Gai che a Bakunin e Poe preferisce Caterina Caselli: ‘Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu’. Ma sono le parole di Cospito quelle che hanno più spessore, soprattutto quando ripercorre la breve ‘istruttoria’ effettuata per mettere a punto l’attentato.

“Ci volle poco a scoprire dove abitava, cinque appostamenti bastarono – ha scritto -. La pistola la comprai al mercato nero, 300 euro. Partimmo da Torino la notte prima. Tutto filò liscio. Io colpii esattamente dove avevamo deciso di colpire. Poi l’imprevisto, l’urlo pieno di rabbia di Adinolfi che mi immobilizzo’: ‘Bastardi, so chi vi manda!”.

Dopo la lettura, i due pm Nicola Piacente e Silvio Franz hanno chiesto la condanna a 12 anni per Cospito e a 10 per Gai. L’avvocato dello Stato ha presentato domanda di risarcimento per 1 milione di euro per il Governo e il Ministero dell’Interno. Parlano i difensori e chiedono l’assoluzione per il reato di terrorismo.

Il giudice si riserva le repliche e la sentenza per il 12 novembre, e Cospito e Gai vengono riportati nel carcere di Ferrara. Intanto gli anarchici dopo l’assemblea se ne vanno, sempre controllati da un discreto servizio d’ordine. A fine giornata dalla rete arriva la solidarietà ai due anarchici da parte dei membri della Cospirazione delle cellule di fuoco greche: la stessa Olga Ekonomidou, la leader anarchica cui Cospito ha dedicato l’attentato Adinolfi, firma il documento.