Genova: oppresso dai debiti, non poteva pagare nemmeno gli stipendi. Pizzaiolo suicida

Pubblicato il 16 Dicembre 2010 0:16 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2010 0:29

Ha preferito togliersi la vita, piuttosto che dover dire un’ altra volta ai suoi dipendenti che non ce l’ avrebbe fatta a pagare gli stipendi. Per questo un pizzaiolo di 42 anni residente a Genova Quarto, nel levante cittadino, si è impiccato nel bagno di casa.

Ha preso una corda, l’ha fatta passare sul lampadario sopra la porta del bagno e poi si è lasciato cadere dall’ altro lato, lasciandosi in un colpo alle spalle le difficoltà degli ultimi tempi. L’uomo aveva un debito di quasi 100 mila euro con i fornitori, era indietro con i pagamenti dei dipendenti e non riusciva più neppure a pagare l’affitto della pizzeria che gestiva a Quinto, il quartiere residenziale di Genova, uno dei più prestigiosi del capoluogo ligure.

Il pizzaiolo non era sposato, non aveva nemmeno figli. Ma era molto conosciuto nel quartiere dove lavorava, tra i negozianti di via Oberdan, vicino alla chiesa dell’ Annunziata.

Questa mattina, la donna che fa le pulizie nel locale non lo ha trovato al suo posto come ogni giorno. Ha aspettato un paio di minuti, poi ha provato a chiamarlo senza ottenere alcuna risposta. Così ha capito che c’era qualcosa che non andava, che quella tristezza degli ultimi tempi dipinta sul volto del suo datore di lavoro poteva essersi trasformata in qualcosa di grave e definitivo.

La donna ha preso la doppia copia delle chiavi di casa e ha chiamato un suo amico facendosi accompagnare a casa del datore di lavoro: quando sono arrivati, lo hanno trovato già morto. Neanche un biglietto che spiegasse le motivazioni del gesto. Ma non c’era bisogno di parole per spiegare cosa l’ uomo stesse passando gli ultimi tempi. Anche i suoi dipendenti sapevano delle difficoltà economiche, del tormento che gli davano quei debiti ormai insostenibili.

Questo è il secondo suicidio legato a problemi economici in due giorni a Genova. Il 14 dicembre, un metalmeccanico di 37 anni si è lanciato dal cavalcavia dell’autostrada A7 nei pressi di Rivarolo. La sua azienda lo aveva messo in cassaintegrazione da un anno. E per un anno ha portato il peso di uno stipendio che non c’era più e di una famiglia da mantenere, con moglie e tre figli.