Genova sporca? I genovesi: “Puliamola noi… ma non fateci pagare la Tari”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 agosto 2015 11:25 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2015 11:25
Genova sporca? I genovesi: "Puliamola noi... ma non fateci pagare la Tari"

Il reportage di Bruno Viani sul Secolo XIX

GENOVA – “Puliamo la città, rimbocchiamoci le maniche”, “Sì ma non fateci pagare la tassa sui rifiuti”: varia la reazione dei genovesi alla lettera di Davide Cedolin, il commerciante di Vico Indoratori che ha accusato la città di dormire e di non accorgersi della sua lenta morte. Che inizia da centro storico, un misto di incuria e di eccesso di divieti contro chi vuole mantenerlo vivo. Scrive il Secolo XIX:

c’è già chi ha raccolto la sfida e ne lancia un’altra: rimbocchiamoci le maniche. È il Gruppo giovani riuniti, realtà che somma tutte le associazioni di categoria giovanili. Il presidente Stefano Frassetto, la cui lettera è pubblicata integralmente qui sotto, non ha ancora lanciato l’hashtag #sonolamiacittà che già si levano le voci di chi è pronto a fare da sé e di chi già lo fa. Un po’ come la sfida lanciata a Roma da Alessandro Gassmann.

Bruno Viani in un reportage per il Secolo XIX evidenzia tutti i limiti del servizio di pulizia delle strade – problema che sembra riguardare non solo Genova:

Il grande nemico è la macaia, l’aria che ristagna e piega le gambe. E l’aria dei vicoli, ma anche dei luoghi più turistici e nobili della città, si satura di un odore acre che non è salsedine.

Ecco, per dirla elegantemente ci sono luoghi della città che sono diventati pisciatoi a cielo aperto. Alcuni per cani, altri per uomini e altro ancora a doppio uso, uomini e animali. Spazi fissi (il più blasonato è sotto ai portici della Regione) dove il personale Amiu sa di dover passare alla mattina alle 6 con l’idrante per evitare problemi istituzionali.

Multe agli orinatori seriali? Zero per le deiezioni liquide canine, semplicemente perché a Genova non sono previste dai regolamenti comunali. «Poche». risponde l’assessore alla polizia municipale Elena Fiorini, per le deiezioni umane che invece comportano sulla carta una sanzione da 100 euro e il rischio di una denuncia per atti contrari alla pubblica decenza.

E l’assessore al Ciclo dei rifiuti Italo Porcile attende dagli uffici comunali una mappatura precisa dei siti più a rischio e una statistica sulle multe: «Vogliamo avere elementi precisi». Per avere riscontri empirici invece basta una passeggiata in centro. Con gli occhi bassi e il naso tappato.

In Galleria Giuseppe Siri, sotto i portici del Carlo Felice, sosta giorno e notte un gruppo di clochard, d’estate quella è la loro casa sotto le stelle. Il diurno di De Ferrari però è stato chiuso per manutenzioni che dovevano durare poche settimane e non ha ancora riaperto, ai piedi della cancellata d’ingresso una pozza è la traccia biologica di chi ha trovato l’accesso sbarrato e l’ha fatta lì. Altri odori portano direttamente sotto i portici: è non è profumo di eau de toilette.

I confini della piazza che è l’ombelico della città sono marcati dai cani: i fedeli amici dell’uomo hanno marcato i cartelli turistici che puntano verso i caruggi. In salita del Fondaco, una pozza fresca e una cagnolina bulldog francese. «Si chiama Etoile», spiega la padrona, turista parigina. Anche le stelle hanno le loro necessità.

I palazzi delle istituzioni non sono risparmiati. Via Petrarca, alle spalle del palazzo della Regione, è uno dei luoghi di sfogo post-movida. «La gente esce dai bar alla sera e poi logicamente non ce la fa, scarica lì dalle colonne», racconta l’edicolante Francesco Tirotta, 46 anni – poi alle 6 arriva l’Amiu con l’idropulitrice ma si ferma sotto i portici, qui davanti non pulisce nessuno, li vede quei cassonetti?». I cassonetti sono quelli classici della differenziata: vetro, plastica, carta. Evidentemente non c’è una cisterna per l’urina, eppure l’odore inconfondibile è quello. Nauseabondo.

Colpa dei cani o degli esseri umani? Poco più in là Paolo Basola, della farmacia del Ducale, non ha dubbi: «Produzione mista. Dall’altezza dei segni lasciati dall getto si capisce che non sono solo quattrozampe».

Andrea Casaleggio, 50 anni, titolare della drogheria che porta il suo nome affacciata su piazza delle Erbe, conferma. «Il peggio è al sabato mattina: ho scelto da tempio il fai-da-te ma devo usare l’innaffiatoio».

In via San Donato la chiesa è accanto al bar dei bengalesi dove un chupito costa solo un euro e le porte nel fine settimana sono aperte fino alle 3 di notte. La parrocchia è assediata dai cani. «Al mattino tocca a me pulire, al pomeriggio al sagrestano: secchiate d’acqua e via – racconta don Carlo Parodi, il parroco – mentre là davanti, in quell’angolo, c’è il pisciatoio umano. E andrà avanti così se chi governa la città non dà disposizioni chiare e non le fa osservare».

Chi defluisce dai locali cerca la quiete della solitudine. oppure del rito collettivo adolescenziale. Vico Vegetti, a due passi, è diventato così un orinatoio a cielo aperto: una pozza all’angolo su San Donato, tracce inconfondibili sui muri di tutti i palazzi che un tempo furono nobiliari.

Il degrado non risparmia nulla e nessuno. In via Conservatori del Mare: per mesi la strada è stata chiusa letteralmente dai ponteggi e i palazzi, dall’altezza del getto in giù, sono segnati. Ed è segnata anche la base di un’edicola votiva che conserva ancora una statua della Madonna. Marta Rossi, 38 anni, lavora nell’armeria di famiglia. «Vediamo gente che arriva qui solo per quello a tutte le ore, quando scappa scappa. E servizi pubblici qui non ce ne sono. Non possiamo fare altro che pulire di tanto in tanto,sparargli non si può».

Per chi guarda al cuore del turismo, la città che si affaccia sull’Acquario e il porto antico, il percorso di avvicinamento è inquietante. Sotto i portici di Turati, davanti al portone al civico “6”, c’è una pozza inconfondibile.

Ma è nulla di fronte al lago giallastro che stagna davanti al vecchio vespasiano accanto al parcheggio dei motorini: non è olio da motori e non è acqua di fonte, anche qui meglio turarsi il naso. «Mica per niente si chiama via Tùrati, no?», scherza un ragazzo, irrispettoso della storia, indossando il casco. Ma un piccione che zampetta nel liquame fa venire i peggiori pensieri…