Genova, ingegnere Francesco Sylos-Labini: “Un nuovo ponte a travi continue in acciaio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 agosto 2018 15:39 | Ultimo aggiornamento: 25 agosto 2018 15:39
Ponte Morandi, ingegner Sylos-Labini suggerisce nuovo a travi in acciaio

Genova, ingegnere Francesco Sylos-Labini: “Un nuovo ponte a travi continue in acciaio”

GENOVA – Un nuovo ponte a travi continue in acciaio. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Questo il progetto che secondo l’ingegnere Francesco Sylos-Labini sarebbe più adatto per ricostruire il ponte Morandi crollato a Genova.

In una intervista a Marisa Ingrosso sulla Gazzetta del Mezzogiorno l’ingegnere parla del ponte progettato da Riccardo Morandi, nel cui studio lavorò anche Sylos-Labini, e spiega che è necessario un nuovo “disegno” per Genova e parla di ponti strallati:

“I ponti strallati – spiega – sono due: in acciaio e calcestruzzo. Morandi preferiva i secondi perché all’epoca – e tutti i discorsi che facciamo dobbiamo contestualizzarli agli anni ‘60 – poteva essere competitivo con l’acciaio, fino a una certa grandezza di ponte e a certe condizioni di luce da scavalcare. Perché il problema del calcestruzzo e del cemento armato precompresso, che ne è una derivazione, è proprio il peso degli elementi strutturali. Usando il calcestruzzo tutta l’opera è più pesante. Per prassi, l’acciaio si considera leggero e il cemento armato precompresso si considera più pesante. Ad ogni modo, tendo a escludere che possa esserci un errore progettuale alla base, tanto che il ponte, se pure con gli acciacchi, ha retto un notevole periodo di tempo”.

Alla domanda sui tempi di ricostruzione, c’è chi ha parlato di 5 mesi, Sylos-Labini commenta:

“I mesi poi son diventati otto… Su questo è bene fare chiarezza. L’unico modo per farlo in 8 mesi, e non lo dico solo io ma anche il Politecnico di Milano, sarebbe lasciare la parte di ponte che è rimasta, risanando tutto, e ricostruire soltanto la parte crollata, in acciaio. Ma la sola demolizione del ponte con tutte le conseguenze del caso (penso agli edifici che vi sono sotto) durerebbe un anno. Perché non si potrebbe fare con le piccole cariche esplosive. Sennò si avrebbe un’implosione che invaderebbe la parte sottostante”.

Il ponte Morandi però è deteriorato e per le autorità va abbattuto prima di altri crolli per un processo di carbonatazione, fino quasi a sfarinarsi:

“Quasi sì, diventa molto poroso. È un processo subdolo. Mentre la ruggine si vede, questo è un processo intrinseco nel calcestruzzo che, però, si rileva facendo analisi di modesto impatto». Ma lei, come se lo immagina il nuovo ponte di Genova? «Gioco forza deve essere molto leggero. Una struttura che non impatta con l’ambiente. Penso a un ponte a travi continue in acciaio (la sopraelevata dello scalo San Lorenzo a Roma, che è vecchiotto come concezione, ma è un po’ un’idea di tipo di ponte che può andare). Si passerebbe da un ponte che faceva molta figura a un ponte più “riservato” come impatto ambientale. Sicuramente è la soluzione più rapida ed economica, nell’ambito dei costi-benefici”.7

Ma per costruire il ponte Sylos-Labini ci vorrebbe sicuramente più tempo:

“Proprio a essere bravi due anni, oltre la demolizione però. Oggi la velocità è figlia della possibilità di prefabbricare ma arrivare lì, con la viabilità che c’è e la ferrovia e il Polcevera… così come la demolizione, anche la costruzione dovrà fare i conti col sito». Ci vorrà un «su misura»? «Sì, poco prefabbricabile»”.