Genova, uccise la compagna: chiesti 30 anni, condanna a 16. “Era deluso e disperato”

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 13 marzo 2019 15:24 | Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2019 15:25
Genova, uccise la compagna: chiesti 30 anni, condanna a 16. "Era deluso e disperato"

Genova, uccise la compagna: chiesti 30 anni, condanna a 16. “Era deluso e disperato” (foto Ansa)

MILANO – Condannato a 16 anni per aver ucciso la compagna. Il pubblico ministero ne aveva chiesti 30, ma, complici il rito abbreviato e la “delusione e disperazione” dell’uomo che aveva scoperto il tradimento della moglie, la pena si abbassa drasticamente. E così Javier Napoleon Pareja Gamboa, ecuadoriano di 52 anni, reo confesso dell’omicidio della connazionale Jenny Angela Coello Reyes, potrebbe tornare libero fra poco più di dieci anni. 

La sentenza è stata emessa dal tribunale di Genova ma ricorda molto da vicino un analogo pronunciamento di pochi giorni fa arrivato da Bologna. Anche in quel caso un uomo, Michele Castaldo, reo confesso di 57 anni, si è visto ridurre in appello da 30 a 16 anni la condanna per l’omicidio della compagna, Olga Matei. Tra le motivazioni della sentenza, la “tempesta emotiva” di cui era preda a causa della gelosia.

L’omicidio di Bologna era stato commesso a Riccione nell’ottobre del 2016, quando Castaldo, secondo l’accusa, avrebbe strangolato a mani nude la donna con cui aveva una relazione. Risale invece a meno di un anno fa l’omicidio di Genova. Qui Jenny Angela Coello Reyes venne uccisa a coltellate nel suo appartamento. Era l’8 aprile del 2018.

Jenny aveva tradito il compagno e, scoperta, aveva detto che avrebbe lasciato l’amante. Ma non lo aveva fatto. E così adesso nelle motivazioni della sentenza, citata dal Secolo XIX, si legge che l’uomo ha colpito perché mosso “da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento, ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile”. E ancora: “Non ha agito sotto la spinta di un moto di gelosia fine a se stesso, per l’incapacità di accettare che la moglie potesse preferirgli un altro uomo, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto contraddittorio che lo ha illuso e disilluso allo stesso tempo”. Sul banco degli imputati finiscono così i comportamenti della donna, secondo un copione già ampiamente visto. 

Se l’Associazione nazionale magistrati, in riferimento alla sentenza di Bologna, invita a non mistificare il contenuto degli atti giudiziari e a non delegittimare l’operato dei giudizi, l’avvocato dei familiari di Jenny Angela Coello Reyes, Giuseppe Maria Gallo, parla di “riesumazione del delitto d’onore”. E non è il solo. Le stesse parole erano state usate pochi giorni prima dal ministro della Pubblica amministrazione, l’avvocato Giulia Bongiorno, in relazione alla sentenza di Bologna: “Le sentenze si rispettano sempre, piacciano o meno, ma i principi che si leggono nelle motivazioni possono essere oggetto di riflessione”, ma “la motivazione ormai è pubblica e se è corretto che in essa si legge che la gelosia è stata ritenuta aggravante, a pag. 6 della sentenza viene richiamato il medesimo sentimento come causa della soverchiante tempesta emotiva e passionale, rappresentando, perciò, al contempo, una delle cause della riduzione di pena”. La gelosia, quindi, come attenuante. Qualcuno lo chiamava delitto d’onore. 

Fonti: Ansa, Il Secolo XIX