Genova, via del Campo: sequestrate case chiuse. Una princesa: “Siamo in regola”

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 febbraio 2015 15:39 | Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2015 15:41
Genova, via del Campo: sequestrate case chiuse. Una princesa: "Siamo in regola"

Una “princesa” in via del Campo

GENOVA – “Via del campo c’è una puttana”, recita una nota canzone di De Andrè. Via del Campo, pieno centro storico a Genova, ci sono tre “bassi”, tre appartamenti regolarmente affittati a lucciole e transessuali che si prostituiscono. Niente nero, tutto registrato, ma non secondo la Procura di Genova che ne ha ordinato il sequestro. Gli immobili sequestrati sono siti in vico Untoria 45 rosso, vico Cavigliere 1 rosso e vico Boccanegra 5 rosso. Traverse di quella che, lo cantava anche De Andrè, è da sempre la strada dell’amore a pagamento.

La storia è riportata sul Secolo XIX. Una trans di nome Mela, una “princesa” come la chiamerebbe De Andrè, invitata a lasciare i locali in cui si vendeva, riferisce arrabbiata al quotidiano ligure:

“Abbiamo sempre pagato tutto, siamo in regola e il proprietario ha sempre dichiarato tutto al fisco. Cosa vogliono?”.

Sul posto è accorso anche il proprietario, Arturo Zannini, 60 anni, che ammette candidamente:

“Ho dato in affitto i miei appartamenti con regolare contratto e a prezzi onesti – dice al Secolo XIX – e non prendo soldi in nero. Se io affitto un locale commerciale dove viene esercitata prostituzione non mi sembra che sia un male, almeno queste persone non sono in strada. Quando sono venuto a conoscenza che nel mio locale si esercitava prostituzione, dopo il verbale, ho chiesto subito la risoluzione del contratto per uso improprio del locale. Queste persone mi hanno risposto tramite il loro avvocato dicendo che non volevano interrompere il contratto e che non avrebbero restituito le chiavi perché non commettevano nessun reato. Io non posso cambiare le serrature perché altrimenti commetterei un reato”.

Ma secondo quanto riportato dal Secolo XIX, l’uomo era da tempo nel mirino degli investigatori:

“Gli accertamenti su Zannini hanno permesso di scoperchiare un andazzo abbondantemente oliato. L’ex soldato della legione straniera francese acquistava gli immobili all’asta, pagandoli poco o nulla. Giusto per farsi un’idea, i tre bassi sigillati ieri avevano superfici variabili fra i nove e i diciassette metri quadrati, teoricamente inabitabili poiché sulla carta da adibire ad attività commerciali (lecite).

Con un breve restyling erano stati dotati di servizi e il canone era in media di 300-350 euro al mese. Non solo. Sempre nell’opinione di chi indaga, il legionario-marinaio controllava da vicino i suoi affari: “Le intercettazioni telefoniche disposte per un breve periodo sulle utenze in uso all’indagato – scrive infatti il pubblico ministero Manotti – hanno confermato da un lato che Zannini si occupa personalmente della gestione delle case di sua proprietà locate a cittadine straniere, perlopiù sudamericane; dall’altro che ha in uso un magazzino in vico delle Cavigliere dove si reca sovente e dove fissa appuntamenti con gli inquilini”.