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Gessica Notaro: “Eddy Tavares non è pentito, ma io non lo odio”

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Gessica Notaro: “Eddy Tavares non è pentito, ma io non lo odio”

ROMA – Gessica Notaro: “Eddy Tavares non è pentito, ma io non lo odio”. Nemmeno un segno di pentimento da parte dell’uomo che è stato condannato a 10 anni di carcere per aver sfregiato la ex ragazza con l’acido. Gessica era in aula e l’ha affrontato, ma al momento della lettura della sentenza non si è sentita tanto bene ed è uscita dall’aula:

“E’ difficile. Ripercorrere quello che è successo è ogni volta motivo di stress, una sofferenza. Ma ho sempre voluto esserci, lo voglio fare perché devo arrivare fino in fondo, è giusto così, non mi voglio perdere nulla. Ed oggi era la fine”, scrive l’Ansa.

Eddy Tavares, l’uomo che l’ha sfigurata, l’ha guardata. E Gessica ha guardato lui. Ma anche stavolta, nel suo sguardo “nessun segno di pentimento”. “Mi fa anche male dire questa cosa”, spiega la giovane donna a Pomeriggio Cinque, collegata dal salone di casa, seduta su un divano, a tratti sorridente, l’occhio sinistro coperto da una benda.

“Tante volte l’ho guardato sperando di trovare nei suoi occhi un minimo pentimento, invece purtroppo non c’è mai stato, questa è la cosa che fa più male”. Non solo. Il suo atteggiamento è ancora di sfida. “Due udienze fa si è dimostrato perfino aggressivo”, racconta Gessica.

“Quando è entrato il mio fidanzato si è messo davanti al gabbiotto con le braccia conserte, guardandomi storto. Come a dire: ‘e allora?’. Ma basta! Anche con la faccia così devo combatterci con quest’uomo? Non è il momento di una tregua?”.

Quando oggi in aula i loro occhi si sono incrociati, Gessica non ha provato particolari emozioni. “L’ho guardato, lui mi ha guardata più volte. Però ormai provo solamente indifferenza. Non l’ho mai odiato, nonostante il male che mi ha fatto. E’ una persona di cui sono stato molta innamorata, alla quale ho voluto tantissimo bene, e non non riesco ad odiarlo, ma non lo perdono, non lo posso perdonare. Quello che rimane è solo indifferenza”.

L’ex finalista a Miss Italia spiega di essere stordita: “quando ti trovi alla fine di tutto, un po’ ti senti sollevato e un po’ ti chiedi come ci seri arrivato. Sembra un film che guardi alla tv, come se non fosse la tua vita”. E quando ha sentito che gli sono stati dati 10 anni, “non sono rimasta particolarmente stupita, me lo aspettavo. Ma non conta quanti anni di carcere si farà, ormai mi ha rovinata e su questo non c’è niente da aggiungere. Mi ci vorrà tantissimo tempo per superare questa cosa, e non so se la supererò mai, perché per quanto mi ponga forte ho le mie debolezze e passo momenti in cui sto molto male. Ma io credo che oltre a dare una pena esemplare a queste persone bisogna cominciare a lavorare sulla prevenzione. Non mi stancherò mai di dirlo. Nel mio caso quel che è fatto è fatto, ma si può evitare che succeda ad altre”.

Gessica ricorda i suoi timori prima dell’aggressione, il terrore di essere sfregiata con l’acido, come lui aveva minacciato di fare: aveva così tanta paura da affrontare il tratto dal parcheggio a casa con indosso un casco integrale. Poi ripercorre i drammatici minuti di quella sera.

“Stavo rientrando da una cena con amici, ero con il mio fidanzato. Mi ha fatto compagnia in macchina fino alla sbarra per entrare nella mia proprietà. Poi l’ho fatto andare via perché se c’era lui lo avrebbe ammazzato. Gli ho detto: ‘qui ci penso io’. Sono entrata da sola, ho parcheggiato, non ho visto nessuno, sono scesa dalla macchina, ho preso la borsa da dietro e quando mi sono rimessa dritta l’ho visto alzarsi all’improvviso e svuotarmi questa bottiglia di acido in faccia. E’ stato rapidissimo. Non si può fare nulla in quei momenti, non hai possibilità di difenderti. Ti cambia la vita in un secondo. Poi è scappato, senza dire niente”.

“Il mio primo pensiero – dice Gessica – è stato: ‘ok è acido, ho pochissimo tempo per salvarmi la vista’. Così ho ragionato sul percorso più breve verso il pronto soccorso. Speravo di trovare ancora il mio fidanzato ma non c’era. La vista intanto mi si annebbiava. Mi sono messa a suonare i campanelli del mio palazzo, a casaccio. Hanno risposto tutti, anche mia madre. Ho urlato ‘mi ha tirato l’acido’. Mia madre ha aperto la porta ed è stato un miracolo che non le sia venuto un infarto. Mi avevano detto che non bisognava mettersi l’acqua in faccia e non mi sono toccata. Mi sono appoggiata alla porta e ho chiesto a mia mamma: ‘mi sto sciogliendo, vero?’. Lei mi ha guardato con gli occhi sbarrati e ha solo annuito. Poi mi ha portato al pronto soccorso”.

“Non si può immaginare cosa si prova”, conclude la giovane. “Oggi mi ha fatto male sentire uno dei due avvocati dell’ imputato dire: ‘mi sembra di essere lì, di aver vissuto quel momento. No, nessuno si può permettere di dire una cosa del genere perché se davvero avesse assistito a quella scena ora non dormirebbe, perché le mie urla gli rimbomberebbero nella testa”.

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