Ghetto ebraico pedonalizzato, residenti-vigilantes “Siamo esperti di krav maga”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Gennaio 2015 17:49 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2015 17:49
Ghetto ebraico pedonalizzato, residenti-vigilantes "Siamo esperti di krav maga"

Ghetto ebraico pedonalizzato, residenti-vigilantes “Siamo esperti di krav maga”

ROMA – Dopo gli omicidi di Parigi nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo e nel market kosher nel quartiere ebraico, scatta l’allerta nel Ghetto ebraico di Roma, che da domenica 11 gennaio è stato pedonalizzato per motivi di sicurezza. E il Messaggero, con un articolo di Laura Bogliolo, mette in risalto una realtà nota da tempo a chi vive, frequenta e attraversa il quadrilatero delimitato da via delle Botteghe Oscure, il Lungotevere degli Anguillara, via Arenula e via Petroselli-del Teatro Marcello: quella dei “residenti vigilantes”, ovvero delle strutture di autodifesa della comunità ebraica.

Al Ghetto non bastano le postazioni fisse dei carabinieri: ci sono i gruppi di vigilanza del quartiere, giovani e meno giovani addestrati al krav maga, l’arte marziale praticata dagli agenti del Mossad e raffinata negli anni, una sorta di manualino Bignami per chi vuole mettere ko qualcuno in strada usando soprattutto i “colpi bassi” e facendo il minimo dello sforzo. Scrive Laura Bogliolo:

«Individuo sospetto con cappello grigio e verde». La radiotrasmittente echeggia su via del Portico D’Ottavia confondendosi alle grida gioiose dei bimbi che escono da scuola. Le sentinelle, i più giovani, intanto controllano gli accessi su via Catalana e via del Tempio. Ogni volto nuovo, ogni movimento sospetto viene segnalato e in caso di pericolo il responsabile di turno avverte le forze dell’ordine usando una linea diretta. L’area è sospesa, le mamme corrono via sfuggendo veloci gli sguardi estranei. Addestrati con la tecnica krav maga, l’arte marziale usata dagli agenti del Mossad, blindano il ghetto in un estremo sforzo d’amore alimentato dal ricordo ancora insanguinato di Stefano Gaj Tachè, due anni, ucciso nell’attentato del 1982 alla sinagoga.

«I nostri vigilanti sono persone preparate, addestrate, fanno dei corsi specifici, usano la tecnica krav maga, la tecnica di auto-difesa usata in Israele – dice Fabio Di Castro, del Circolo Zi’ Raimondo, i ragazzi del ’48, mentre vigila all’uscita della scuola – la sicurezza ovviamente è stata rafforzata da giorni, con la vigilanza del quartiere, ma anche da parte delle forze dell’ordine». I gruppi della vigilanza di quartiere frequentano corsi appositi, sono preparati, nulla è lasciato al caso. […] I vigilanti del quartiere non possono intervenire direttamente e in caso di pericolo, avvertono le forze dell’ordine.

In realtà in passato è successo spesso che alla delega alle forze dell’ordine le “strutture di difesa” abbiano preferito l’intervento diretto, come hanno denunciato i malcapitati di turno. D’altra parte è comprensibile la tensione della comunità ebraica più antica del mondo, visto il clima di crescente antisemitismo che la circonda.