Giacomo Rondinella è morto. Divo della canzone napoletana, incise “Malafemmena”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 febbraio 2015 13:30 | Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2015 13:30
Giacomo Rondinella è morto. Divo della canzone napoletana, incise "Malafemmena"

Giacomo Rondinella

NAPOLI – E’ morto Giacomo Rondinella. Il cantante napoletano di “Malafemmena” si è spento a 91 anni. Ultimo divo della melodia campana, era nato in una famiglia di artisti, come racconta Federico Vacalebre sul Mattino:  

“papà Ciccillo e mamma Maria Sportelli cantanti ed attori, il fratello Luciano cantante e discografico, la nipote Clelia attrice e le sue sorelle Francesca e Amelia cantanti anche loro”.

Lui

“era nato durante un tour a Messina il 30 agosto 1923, ma i genitori avevano provato a farlo crescere lontano dalle scene, indirizzandolo verso una carriera di capitano di lungo corso.

Bello, alto, atletico e dongiovanni, fece la guerra nel battaglione San Marco, poi tentò la carriera di pugile, quindi fu inevitabilmente risucchiato dal richiamo del mondo dello spettacolo, divenendo in breve una star di cantaNapoli.

Vinse il concorso per voci nuove indetto da Radio Napoli nel ’44, appena un anno dopo lanciò “Munasterio ‘e Santa Chiara” in una rivista di Galdieri, lavorò a teatro con la Magnani e Cervi, fino a conquistare il cinema con la sua fotogenia e a diventa star di pellicola popolari, musicarelli ma non solo.

Nel ’54 arrivò a girar ben dieci film, sempre invischiato in storie d’amore e melodrammoni, ma colpì anche Rossellini che lo volle in “Dov’è la liberta”.

Ma a consegnarlo alla storia dello spettacolo saranno “Carosello napoletano” di Ettore Giannini portato dal palcoscenico al grande schermo, e “Malafemmena” di Toto’ che fu il primo a incidere nel 1951″.

Tornato in Italia era andato a vivere alle porte di Roma, a Fonte Nuova. Da qui

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“mandava ad amici ed esperti di cose napoletane i provini di registrazioni in cui musicava Poesie di Toto’ ed Eduardo, o si misurava con qualche classico non ancora da lui inciso. Ma anche progetti, per un nuovo Festival di Napoli, per una scuola della canzone partenopea. Senza di lui il Novecento canoro napoletano è ormai afono come un passato sempre più remoto”.