Livorno, addio all’ex vigile clochard. Ai funerali la salma in divisa

Pubblicato il 4 settembre 2012 18:22 | Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2012 20:46
Giampaolo Cardosi

Giampaolo Cardosi

LIVORNO – Giampaolo Cardosi, 69 anni, il vigile capellone e anticonformista di Livorno, poi divenuto clochard per sua scelta, aveva sempre detto di essere fiero di portare quella divisa. Per questo motivo martedì mattina due ufficiali dei vigili urani hanno portato l’uniforme alla camera mortuaria, affinché la salma di Cardosi sfilasse in divisa al funerale.

La Chiesa di Sant’Andrea era gremita di gente accorsa per dare l’ultimo saluto a Giampaolo Cardosi. Alla cerimonia, officiata da don Edoardo Medori, erano presenti tra gli altri anche il presidente della Provincia di Livorno, Giorgio Kutufà, una rappresentanza del corpo dei vigili urbani, della Croce rossa e della comunità di Sant’Egidio che ha contribuito a organizzare il funerale con la Società volontaria soccorso. Quest’ultima ha inoltre raccolto oltre 500 euro per la tumulazione.

Cardosi, grazie al consenso dei familiari e della polizia municipale, verrà sepolto con la divisa da vigile urbano, proprio quella che aveva continuato a rivendicare, in vita, non accettando neppure il risarcimento offertogli dal Comune per averlo allontanato dal corpo.

Giampaolo Cardosi è morto venerdì cadendo dalla bicicletta su un viadotto alla periferia della città, era stato vittima di un clamoroso errore giudiziario e al centro di una persecuzione amministrativa. Il caso:  negli anni Settanta, quelli della contestazione, Cardosi scelte di farsi allungare barba e capelli. Gesto non gradito ai vertici della polizia municipale, quasi un affronto, che gli costò la carriera. Cardosi fu denunciato per un furto, inesistente, di duemila lire sottratte a una multa. Poi per aver preso quattro vecchie sedie e un tavolo abbandonate in un bosco. Fu licenziato in tronco, con ignominia. Perse la casa e la mamma, morta di crepacuore. Ma, dopo essere stato assolto da tutte le accuse, i guai non finirono. Il Comune gli offrì 300 mila euro come riparazione per l’ingiusto licenziamento, lui rifiutò il denaro: non voleva i soldi, rivoleva la sua divisa. Oggi, nel giorno del suo funerale, il suo sogno è stato coronato.