Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra 30 anni fa

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Settembre 2015 13:01 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2015 13:01
Giancarlo Siani ucciso dalla camorra il 23 settembre di 30 anni fa

Giancarlo Siani ucciso dalla camorra il 23 settembre di 30 anni fa

NAPOLI – Il 23 settembre di trent’anni fa, in piazza Leonardo al Vomero, moriva Giancarlo Siani, il cronista del quotidiano Il Mattino ammazzato per le sue inchieste sulla camorra. Di fronte a quell’omicidio, che colpì il cuore di Napoli, nel suo quartiere borghese, la città rimase stordita. Siani fu freddato da un commando killer sotto casa mentre cercava i biglietti del concerto di Vasco Rossi. Era a bordo della sua Mehari, un’auto allegra e rumorosa, con la quale aveva iniziato a circolare per le strade di Torre Annunziata, raccontandone i molti problemi, a partire dalla prepotenza dei clan.

Non sognava una “vita spericolata”, come cantava Vasco, ma in quell’estate di metà degli anni Ottanta suo malgrado l’aveva imboccata. Siani era entrato nel mirino dei clan per un articolo che raccontava lo strano arresto del boss di Torre Annunziata, Valentino Gionta. Era un giornalista “abusivo”, in attesa del suo primo contratto e i suoi articoli non finivano mai in prima pagina, “scriveva nelle parti basse del giornale, quelle che nessuno leggeva – racconta il fratello Paolo – Bisognava cercarlo l’articolo”. La sua sfortuna fu di azzeccare l’interpretazione dei fatti, divenendo così un cervello da fermare agli occhi della camorra.

Ma all’inizio nessuno seppe vederlo come tale. L’omicidio di Siani era una ferita che portò a indagini affrettate e all’oblio. Solo un decennio dopo, grazie all’inchiesta avviata dal pm dell’Antimafia, Armando D’Alterio e dall’allora capo della Squadra Mobile, Bruno Rinaldi, la verità cominciò a venire a galla.

Pietro Perone sul quotidiano Il Mattino ricostruisce quegli eventi:

“Sappiamo dunque da meno di un ventennio che la sera del 23 settembre del 1985 in piazza Leonardo al Vomero, dove oggi c’è la lapide che ricorda il martirio civile di Giancarlo, entrò in azione un commando di killer inviati dal padrino di Marano, Lorenzo Nuvoletta, al termine di una lunga trattativa con il boss di Torre Annunziata, Valentino Gionta, che dal carcere si opponeva all’omicidio perché temeva le ritorsioni delle forze dell’ordine in quello che all’epoca era il suo “regno”. Il delitto del corrispondente del Mattino dalla città vesuviana avrebbe inevitabilmente dirottato i sospetti sul clan torrese, come infatti avvenne con l’arresto di uno spacciatore, Alfonso Agnello, vicino al clan dominante. Una pista deflagrata dopo qualche giorno, visto che il pregiudicato potè esibire un alibi degno di questo nome: una multa dei vigili di Castellammare quasi in contemporanea con l’orario del delitto. Il primo della lunga serie di colpevoli svarioni che portarono la magistratura a indagare nei mesi successivi finanche su una casa squillo del Vomero, fino ad arrestare un avvocato-faccendiere, Giorgio Rubolino, il “socio” Giuseppe Calcavecchia e un boss dell’epoca, Ciro Giuliano. Tutti poi scarcerati dopo circa un anno, mentre la caccia a mandanti e esecutori del delitto finiva nella palude di Castel Capuano”.