Gianni Pettinà è morto a 107 anni: era il più vecchio alpino d’Italia

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Maggio 2020 9:13 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2020 9:13
Gianni Pettinà è morto a 107 anni: era il più vecchio alpino d'Italia

Gianni Pettinà è morto a 107 anni: era il più vecchio alpino d’Italia (Foto Ansa)

VICENZA – E’ morto a Malo (Vicenza) Gianni Pettinà, il più vecchio alpino d’Italia. Aveva 107 anni.

A darne notizia è il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Roberto Ciambetti.

“La grande marcia di Pettinà continua – si legge in un comunicato – la sua eredità di Penna Nera, combattente nella Seconda Guerra Mondiale nel fronte greco e poi di internato per due anni rimane una lezione per noi tutti. Ai suoi familiari, a quanti lo hanno amato, agli amici dell’Ana di Malo, le mie più sincere condoglianze”.

Pettinà era tra i pochissimi “che potevano dire d’aver attraversato ben due guerre mondiali, la prima vissuta da fanciullo, la seconda da soldato e da internato”.

“Ha attraversato il Novecento e i primi vent’anni del nuovo Millennio vedendo il cambiamento del mondo, con la trasformazione radicale del Veneto – conclude Ciambetti – passato ad essere, grazie proprio a gente come lui, grazie ai sacrifici che la sua generazione ha saputo sopportare, da terra di povertà a grande protagonista all’avanguardia sociale oltre che economica, come abbiamo visto anche in questi ultimi mesi, della migliore Europa”.

“Come dicono gli Alpini, Pettinà è andato avanti”, è il saluto del governatore del Veneto Luca Zaia.

“Oggi non perdiamo solo la Penna nera più vecchia del Veneto alla veneranda età di 107 anni. Per la nostra Regione e per tutto il Paese si chiude una vera pagina di storia, un testimone della nostra vita dalla prima guerra mondiale a questi tristi giorni del Coronavirus”.

“È incredibile – prosegue – pensare a cosa ha assistito Gianni in pace e in guerra. Superando di gran lunga il secolo di vita ha visto questa nostra terra distrutta e rialzarsi dalla distruzione materiale e morale di due conflitti mondiali”.

“Ha visto i combattimenti, la prigionia, gli anni della miseria nera e poi gli anni del benessere diffuso, di cui è stato uno dei veneti artefici, lavorando sodo a testa bassa”.

“Era un vero campione delle Penne Nere, un monumento per i suoi ricordi, per la sua esperienza, per il valore del sacrificio che rappresentava”.

Zaia esprime la vicinanza sua e di tutto il Veneto ai familiari, “così come partecipo al dolore dell’Ana che per tantissimi anni lo ha accolto nelle sue fila come una famiglia”.

“Passata questa bufera della pandemia – conclude – torneranno ancora le adunate delle Penne nere e ci sembrerà di vederlo ancora sfilare perché uomini come lui sono un simbolo della storia del corpo e della terra dove sono cresciuti”. (Fonte: Ansa).