Gigi Rizzi morto. Disse: “Brigitte Bardot non mi ha licenziato”. Era agosto 1968

Pubblicato il 25 Giugno 2013 6:02 | Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2013 10:12
Gigi Rizzi morto: "Brigitte Bardot non mi ha licenziato". Era agosto 1968

Brigitte Bardot con Gigi Rizzi a Saint Tropez, estate 1968

La morte di Gigi Rizzi che da playboy e latin lover fu per una breve estate, quella torrida del 1968, amante di Brigitte Bardot, è stata come un pezzo di storia italiana che si sia spenta, quell’ Italia pre ’68 che ancora non aveva sperimentato la violenza diffusa, la rivoluzione permanente, il terrorismo.

Non era un’ Italia di giganti ma di formiche, di api operaie, che con il loro lavoro hanno trasformato quello che avanzava dell’ Italia proletaria e fasista di Mussolini in un grande pezzo di indotto della Germania, dove un quarto degli abitanti mantiene tutti gli altri, convinti che tutto questo gli venga per diritto divino.

Quel mondo è finito del tutto sotto le scariche da elettrochoc di Mario Monti e la morte di Gigi Rizzi è un po’ il simbolo di quella agonia. Gigi Rizzi nega che la Bardot lo abbia licenziato in tronco.

Gigi Rizzi non era un gigante, nel senso di James Dean; era un bel ragazzo di provincia, partito da Genova alla conquista del mondo, per diventare quello che oggi sarebbe detto toy boy di Brigitte Bardot. Ma per migliaia e migliaia di italiani, che non avevano ancora conosciuto il riscatto di Italia-Germania 4-3, Gigi Rizzi diventò un eroe: non era il bagnino della avventura con la straniera, era un Italian lover che aveva dormito con la Bardot, simbolo irraggiungibile, mito patinato di rotocalco e ispirazione sublime per una generazione. Si dice che ci fosse passato anche Gianni Agnelli, ma Agnelli non era de noantri e poi in quei tempi la discrezione dell’interessato e dei giornali avvolgeva la cosa di mistero.

Gigi Rizzi invece no, lui non aveva pudori, la Bardot era una bandiera.

La Stampa di Torino, all’epoca ancora diretta da uno dei più grandi giornalisti del secolo, Giulio De Benedetti, era il giornale che meglio captava i sentimenti dei lettori: alla storia di Gigi Rizzi dedicò molto piombo.

Dall’archivio della Stampa, dove sono memorizzati e accessibili on line tutti i numeri del giornale dal 1867, è emerso questo articolo, pubblicato il 20 agosto 1968. Gigi Rizzi è stato appena messo alla porta da Brigitte Bardot e è tornato a Genova, dalla mamma. Un paio di cronisti e un fotografo, nel gran caldo di quella estate, spenta la eco dei primi cortei della primavera del ’68, erano ad incontrarlo mentre partiva in treno, non per Saint Tropez ma per Milano. Ecco il titolo:

“Il latin lover intervistato a Genova.

“Gigi Rizzi nega che la Bardot lo abbia licenziato in tronco « Tra me e Brigitte non è cambiato niente » .

E l’articolo:

 « Non sono stato messo alla porta. Tra me e Brigitte Bardot non è cambiato niente ». Luigi Rizzi, il latin lover genovese scelto da B. B. come ultimo cavalier servente, smentisce d’essere stato licenziato in tronco dall’attrice. Rientrato ieri sera a Genova da Saint-Tropez, ha passato la notte in via Somma Donato 41, a Nervi, ospite della madre e del fratello minore. Stamane, di buon’ora, si è incontrato con un avvocato.

«I giornali — spiega — hanno scritto un mucchio di storie calunniose sul mio conto. Non è improbabile che mi decida a querelarne qualcuno ».

Alle 17,30 era alla stazione Principe, in attesa del « rapido » per Milano. Il nostro colloquio si è svolto appunto sotto una pensilina della stazione.

« Sono rientrato in Italia per sbrigare degli affari — dice — ma domani pomeriggio, al più tardi dopodomani, tornerò a SaintTropez da Brigitte ».

Narrano le cronache che sabato mattina, all’alba, quando il porto di Saint-Tropez era ancora deserto, è arrivata sulla banchina la «Minimoke » di B. B., senza l’attrice ma con Gigi Rizzi e relativi bagagli, subito scaricati dall’autista negro.

«Ecco un primo falso — dice il giovanotto. — Al volante della “Minimoke” c’ero io perché l’autista negro è stato licenziato da Brigitte due mesi fa; i bagagli non erano miei ma di un mio cugino, Gigi Buzzetti, che era sbarcato poco prima da un panfilo e che io ho poi accompagnato in albergo ».

Non è vero dunque che Brigitte Bardot l’ha fatta sloggiare dalla sua villa, la “Madrague”, per avere ballato, a guancia a guancia, in un dancing di Saint-Tropez con una ragazza molto giovane?.

« Assolutamente no. Da quando ho conosciuto Brigitte non ho più ballato con nessun’altra donna ».

« Se non c’è stata nessuna lite, perché lei sabato sera è andato solo alla festa che il senatore Dragoni aveva organizzato in vostro onore nella sua villa di Montecarlo? ».

«Semplice. Brigitte era stanca e aveva un forte mal di testa. E’ stata proprio lei ad insistere che andassi solo».

«E’ vero che Brigitte le ha rimproverato di servirsi di lei per la pubblicità dell’ “Esquinade”, il locale notturno di Saint-Tropez di cui è comproprietario?».

«Ridicolo. Io non ho cercato pubblicità di nessun genere e d’altra parte i miei affari non riguardano la mia vita privata. E’ stato detto anche che un mio amico francese, Paul Loup Sulitzer, mi ha proposto di trasformarmi in uomo-sandwich per un suo prodotto. Le cose non stanno esattamente così. Posso soltanto dire che si tratta di una iniziativa commerciale e che Brigitte ne è informata ».

«Sposerà Brigitte Bardot?».

«Per ora non ho alcuna intenzione dì farlo».

«Anche l’attrice la pensa così?».

«Ritengo di sì».

«E se da un giorno all’altro Brigitte la mettesse veramente alla porta?».

«Mi rassegnerei. Per il momento stiamo bene insieme e non ho motivo di preoccuparmi del futuro».

«E’ geloso o no? L’altra sera, ad esempio, Brigitte Bardot è andata a cena con l’ex marito Roger Vadim e la sua nuova moglie Jane Fonda e Alain Delon. Cosa ha provato nel leggere questa notizia sui giornali?».

«Assolutamente niente perché ero informato di tutto. Roger Vadim è un nostro comune amico. Eppoi non è vero che Brigitte sia una “vampiro.”. È una donna come tutte le altre: recita di fronte alla gente perché è una attrice, ma nell’intimità è di una semplicità disarmante».

Il treno per Milano sta per partire. Luigi Rizzi balza sul predellino d’una vettura di prima classe, poi s’affaccia dal finestrino dello sportello. «Ancora una cosa — dice. — Smettetela di chiamarmi playboy: i play-boy vivono beati, io invece lavoro sodo».