Gigi Rizzi morto. Enzo Biagi: “Amanti di Brigitte Bardot, virtù silenzio zero”

Pubblicato il 26 Giugno 2013 5:46 | Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2013 23:03
Gigi Rizzi morto. Enzo Biagi: "Amanti di Brigitte Bardot, virtù silenzio zero"

Brigitte Bardot con Gigi Rizzi nella torrida estate del loro amore: 1968 a Saint Tropez

La storia d’ amore tra Brigitte Bardot e Gigi Rizzi, in quella torrida (per il clima meteo e e anche quello politico) estate del 1968, fece scalpore in Italia. Ne scrissero i giornali, la Stampa di Torino dedicò alla love story internazionale molto spazio e ingaggiò sul tema anche un grande del giornalismo italiano, Enzo Biagi, che scrisse un articolo urticante per Gigi Rizzi, dal titolo:

“Non praticano la virtù del silenzio gli innamorati di BB e altre stelle”.

BB erano le iniziali con cui era riconosciuta in tutto il mondo Brigitte Bardot, sogno inarrivabile di milioni di uomini, mito inestinguibile  bruciante di milioni di adolescenti.

Gigi Rizzi è morto lunedì e la sua morte ha fatto riesumare dall’archivio della memoria di un tempo che non c’è più quella vicenda intrisa di provincia, provincialismo e Italietta.

Enzo Biagi era giovane, non aveva ancora 50 anni, ma già sentiva il nuovo che avanzava anche nel giornalismo, da cui sono scesi molti dei difetti dell’Italia di oggi. Sarebbe assurto, quarant’anni dopo, a eroe della resistenza a Berlusconi: ma questo non collide  con il rigore di uno stile di giornalismo che ora non c’è più:

“Oggi, per essere «moderno », un giornalista deve porre agli intervistati domande «provocatrici ». Più eccita, più stuzzica, e più il dialogo diventa, come si dice, « stimolante »”.

Su questa linea,

“uno svelto cronista si è rivolto in questi giorni al noto Günther Sachs [che all’epoca era il marito numero n della Bardot], e con crudele naturalezza gli ha domandato: « Cosa ne dice della sua signora? ». Al che, il compagno ufficiale e riconosciuto della ormai stancamente discussa Brigitte Bardot, ha risposto: « Mi ama anche se mi tradisce ». Poi, da personcina di mondo, che conosce la fragile natura umana, ha precisato: « Veramente, parlare di infedeltà coniugale per qualche bacio mi pare un’esagerazione. Quelli che davvero contano nel matrimonio sono i sentimenti »”.

Di conseguenza, osservava Enzo Biagi, non bisogna

“formalizzarsi, se in questa travagliata stagione, i mariti traditi, gli amanti abbandonati, gli aspiranti delusi confidano alla stampa le loro storie. Chi ha avuto dalla sorte la ventura d’essere ammesso nell’intimità dei grandi, difficilmente resiste alla tentazione di dare pubblica testimonianza del privilegio goduto. Persino il mammalucco che teneva in ordine le scarpe e la palandrana di Napoleone volle dire la sua, e nei tempi più recenti ci sono state offerte le memorie del commendator Navarra, autista del Duce, del dottor Schmidt, interprete del Fuhrer, di Lord Moran, medico di Churchill, e il precettore di Vittorio Emanuele III narrò con quanta severità aveva educato il principino”.

Proseguiva Enzo Biagi:

“Di solito, le compagnie frequentate dalle ispiratrici di memoriali, o dalle dame che, alla fine, si abbandonano anche all’autobiografia, non sono sceltissime. Nei loro salotti non entrano, come in quello della turbinosa Alma Mahler, il musicista che le dà un glorioso nome, poi l’architetto Gropius, poi lo scrittore Franz Werfel, poi il pittore Kokoschka, perché la padrona si concede a « uomini brutti ma geniali »; nei paraggi delle nostre eroine si aggirano toreri, cantautori, trapassati divi del cinema sottratti dall’estetica neorealista agli onesti compiti dei bagnini”.

“C’è, insomma, una certa decadenza rispetto ai modelli classici. Tra Casanova e Gigi Rizzi, protagonista d’una vicenda sentimentale che non ha resistito tre puntate d’un settimanale, perché bruciata dal nervoso succedersi degli avvenimenti, si nota, anche linguisticamente parlando, un sostanziale deplorevole peggioramento.

“Va bene che […] Gigi Rizzi parla a un pubblico che, secondo un’approfondita inchiesta, condotta tra mezzo milione di compatrioti, nella maggioranza è convinto che la parola « emendamento » significhi « mandatario » o « liberato », e « sorpasso », per un gran numero di concittadini, nonostante il film di Gassman, equivale a «mobile» e ad «arresto».

“Logico e adeguato è, dunque, il nostro Gigi, quando, nel minuzioso resoconto della sua labile conquista, dice: «Ho sentito allora una vampata d’amore salirmi al viso », o quando chiama la scatenata e scettica Brigitte « passerottino caldo caldo »; si dimostra irrazionale invece quando afferma: «Il nostro è un legame profondo, non un’avventura destinata a durare un’estate ».

“Un mese, o poco più: poi «Topino », come lui la chiamava, lo caccia dalla villa « Madrague », privandolo d’un affetto e di quella insalata niçoise, di cui, stando al testo, è ghiottissimo, e anzi gli piace soprattutto come la fa lei. E’ augurabile che, al momento dell’addio, le abbia chiesto almeno la ricetta”.