Gino Paoli, l’accusa: “Pagato in nero alle feste dell’Unità”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2015 10:56 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2015 10:56
Gino Paoli, l'accusa: "Pagato in nero alle feste dell'Unità"

Gino Paoli, l’accusa: “Pagato in nero alle feste dell’Unità”

GENOVA – Pagamenti in nero per i concerti alle Feste dell’Unità. E’ una delle accuse dei magistrati genovesi a Gino Paoli, cantautore, presidente Siae, ex parlamentare del Partito Comunista. Giovedì una perquisizione nella sua abitazione genovese e nelle sue società. L’accusa: avrebbe portato illecitamente due milioni di euro in Svizzera, per un’evasione totale al Fisco italiano di circa 800mila euro. Soldi invisibili, non dichiarati, come i compensi per i concerti alle Feste dell’Unità.

Secondo procura e Guardia di Finanza si tratta di concerti avvenuti intorno alla metà degli anni Novanta, quindi quando all’epoca c’era il Pds, poi divenuto Ds, infine sciolto quando nel 2007 nacque il partito Democratico. Nell’inchiesta sono entrate le intercettazioni tra Gino Paoli e il suo commercialista Andrea Vallebuona. All’inizio del 2014 Paoli spiega al commercialista che era stato “costretto” ad accettare quei compensi in nero. “Adesso quei soldi vorrei riportarli indietro”, dice lui riferendosi ai conti svizzeri.

Gli inquirenti inizialmente avevano messo sotto controllo i telefoni di Vallebuona, commercialista vicino a Giovanni Berneschi, ex presidente della Banca Carige accusato di riciclaggio di soldi in Svizzera. Così gli inquirenti hanno ascoltato anche le telefonate con Paoli e a quel punto organizzato gli accertamenti e le perquisizioni. Paoli non aveva aderito allo scudo fiscale per far rientrare i capitali dall’estero previa trattenuta e così aveva espresso le sue preoccupazioni al commercialista: come far rientrare il denaro? Secondo l’accusa l’avrebbe fatto con modalità illecite. Nel dicembre scorso Paoli venne fermato alla frontiera con la Svizzera: i finanzieri scoprirono nella sua auto una quantità di contante superiore alla soglia consentita, da lì una segnalazione fiscale e ora, l’accusa di evasione. Lui si difende tramite il suo avvocato: “Sono balle e lo dimostrerò”.