Gioco d’azzardo, Gratta e Vinci, slot… perché il proibizionismo non è la soluzione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 dicembre 2018 7:00 | Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2018 11:19
Gioco d'azzardo, Gratta e Vinci, slot... perché il proibizionismo non è la soluzione

Gioco d’azzardo, Gratta e Vinci, slot… perché il proibizionismo non è la soluzione

ROMA – Il proibizionismo per eliminare il gioco d’azzardo in Italia è una strada che, come abbiamo già visto altre volte e come la storia ci insegna, rischia di alimentare le organizzazioni criminali. Che la mafia sia infatti ancora molto interessata al settore delle scommesse e del gioco d’azzardo in generale, è un dato di fatto. Il gioco legale in Italia nel 2017 ha mosso circa 95 miliardi di euro, permettendo a esercenti e Stato di spartirsi 20 miliardi. Numeri impressionanti, che non possono lasciare indifferenti le associazioni mafiose. Anche per tutte le possibilità di compiere atti illegali coprendoli con l’azzardo.

C’è poi un altro aspetto che va assolutamente tenuto d’occhio. Nella lotta alla dipendenza patologica dal gioco d’azzardo. Sotto questo punto di vista, il proibizionismo non si rivela efficace, perché ogni amministratore dotato di buona volontà deve rassegnarsi a un dato di fatto: chi ha la passione del gioco non smetterà di soddisfare il suo bisogno, consapevole o meno di alimentare canali illeciti, gestiti dalle organizzazioni criminali, che sfuggono al controllo statale.

Un esito spiacevole che potrebbe perfino accrescere il problema della ludopatia, in cui incappano i giocatori compulsivi, i quali non rappresentano il totale della categoria. Per fare un altro esempio, è evidente che non tutti i bevitori di vino siano alcolizzati. Ma nell’ottica dell’ordinanza contro il gioco, potrebbero essere privati del loro aperitivo a priori. Perché ciò non avviene? Uno Spritz non costa meno di un Gratta e Vinci o una giocata alle macchinette. Chi ha partecipato a qualche convegno organizzato dagli attori della filiera del gioco sa che questi ultimi suggeriscono un’altra via al proibizionismo: educare il giocatore, formarlo, assisterlo, evitando di colpevolizzare la sua passione e garantendogli un canale lecito cui appellarsi.