Gioco illegale, Direzione investigativa antimafia: “Business criminale da 723 milioni di euro”

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 Luglio 2019 14:15 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2019 14:16

(Foto d’archivio Ansa)

ROMA – La ‘ndrangheta calabrese trae notevoli profitti dal gioco illegale: l’allarme è stato lanciato dalla Dia, la Direzione investigativa antimafia, nel corso della relazione consegnata al Parlamento sul secondo semestre del 2018. 

“Le consorterie calabresi – si legge nella relazione, riportata da AgiPro – dimostrano da tempo un profondo interesse nel business del gioco illegale e delle scommesse, tenuto conto dei profitti in tal modo generati. L’entità delle somme movimentate nello specifico comparto costituisce una forte attrattiva per la criminalità organizzata, sia sotto il profilo dell’ingerenza nella gestione delle stesse attività ludiche, legali e non, sia per i risvolti legati a condotte di riciclaggio di proventi derivanti da altre attività illecite”.

La cosiddetta operazione Galassia condotta a Reggio Calabria dalla Dia e dalla Guardia di Finanza ha portato al sequestro di un ingente patrimonio, in Italia e all’estero, per un valore complessivo stimato in oltre 723 milioni di euro, “dimostrando il forte interesse delle consorterie criminali anche nel reimpiego di capitali illeciti nel settore del gioco e delle scommesse online”, continua la relazione. 

La Dia ha evidenziato come le organizzazioni criminali “cambino pelle” e, grazie a “facilitatori” e “artisti del riciclaggio”, si insinuino sempre più nel mondo della finanza, eleggendo il nord Italia come loro capitale finanziaria.

Mafia, ‘ndrangheta e camorra, dice la Dia, operano sempre più “secondo modelli imprenditoriali variabili” che vengono calibrati su ogni realtà economica in cui le organizzazioni si infiltrano e che colpiscono “indistintamente” tutti i settori economici. Un modus operandi che funziona in Italia e all’estero, dove ormai le cosche – la ‘ndrangheta soprattutto ma anche Cosa nostra – hanno impiantato strutture permanenti.

Come veri e propri broker finanziari dunque, i mafiosi del 2019 variano il ‘paniere’ dei propri investimenti “a seconda della situazione che si trovano ad affrontare”. Ma per fare questo le cosche hanno bisogno di professionisti più che di picciotti. Ci sono decine di colletti bianchi, scrivono gli investigatori, “che prestano la loro opera proprio per schermare e moltiplicare gli interessi economico-finanziari”: personaggi capaci di gestire transazioni internazionali da località off shore, “offrendo riservatezza e una vasta gamma di servizi finanziari”. (Fonti: AgiPro, Ansa)