“Giorgio Faletti doveva morire 12 anni fa”, l’intervista alla moglie Roberta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Luglio 2014 12:48 | Ultimo aggiornamento: 30 Luglio 2014 12:48
Giorgio Faletti

Giorgio Faletti

ROMA – “Giorgio Faletti doveva morire 12 anni fa” a raccontarlo è la moglie, Roberta che, intervistata ad Vanity Fair, per la prima volta ha parlato della morte del marito: “Per lo più piango. Una sera sono uscita sul terrazzo e ho rotto un servizio di piatti orrendo, che non piaceva neanche a Giorgio – confessa a Vanity Fair – . Già 12 anni fa venne colpito da un ictus, allora sono riuscita a salvarlo”.

Roberto ripercorre la loro storia d’amore, dal primo incontro: “Ero un po’ agitata perché pensavo di non aver argomenti di conversazione per via della differenza di età. Invece fu tutto facile, poi io sono sempre sembrata più adulta e lui più bambino, per cui la distanza era minore. Però ci vollero altre cene prima che ci baciassimo, finalmente, a casa sua. E dopo un po’ mi chiese di andare a vivere da lui a Milano”.

Poi, nel 2002, l’ictus: “Era il giorno in cui avrebbe dovuto fare la sua prima presentazione di ‘Io uccido’ alla Mondadori di via Marghera. Per fortuna ebbi la lucidità di descrivere bene i sintomi al pronto soccorso. Poco dopo, però, dovetti prendere la decisione più difficile della mia vita. C’era un farmaco che poteva sbloccare la situazione, ma in Italia era ancora in via sperimentale. E, non sapendo bene da quanto tempo Giorgio era in coma, avrebbe potuto essere letale. Più il tempo passava, più aumentava il rischio. Il medico mi lasciò dieci minuti per decidere, e io rischiai. Ho sempre pensato che per avere risultati si debbano correre rischi”.

Dopo l’ictus, il matrimonio: “Parallelamente, la sua guarigione venne accelerata dai risultati clamorosi delle vendite di Io uccido”. Roberta racconta quindi della scoperta del tumore, a gennaio: “Per caso, doveva fare una risonanza magnetica perché aveva un’ernia da controllare, e da un po’ aveva un fastidioso mal di schiena”. Quindi la cura: “Ci hanno consigliato un medico di Los Angeles che lavorava con le eccellenze di tutto il mondo. Ma la nostra decisione di curarci in America era dettata soprattutto dalla necessità di avere un po’ di privacy. La situazione è precipitata nell’ultimo mese. Ha iniziato a non sentirsi più bene… faticava a camminare… a parlare… hanno fatto diversi esami prima di capire che aveva metastasi al cervello. Era il 20 giugno”.

Poi il ritorno in Italia: “Lui aveva già deciso di tornare per fare la radioterapia in Italia, ma sono sicura che in cuor suo avesse capito che non c’era più nulla da fare. Desiderava tantissimo tornare in Italia, lo desiderava con tutto se stesso. Tant’è che ha tenuto duro fino a che siamo arrivati qui. Poi ha mollato”. La moglie di Faletti assicura che lo scrittore non ha “mai avuto un momento di rabbia o di sconforto”. Anzi. Amava ripetere: “Comunque vadano le cose, io ho avuto una vita che altri avrebbero bisogno di tre per provare le stesse emozioni. E se penso che sarei dovuto morire nel 2002 e in questi 12 anni ho fatto le cose a cui tenevo di più, devo ritenermi l’uomo più fortunato del mondo”.

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