Giorgio Lorefice, pompiere morto in un incendio nel 2005. L’assicurazione non vuole risarcire la vedova: “E’ colpa sua”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Gennaio 2020 12:54 | Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2020 12:54
Giorgio Lorefice, pompiere morto in un incendio nel 2005. L'assicurazione non vuole risarcire la vedova: "E' colpa sua"

Un vigile del fuoco (foto archivio Ansa)

GENOVA – Era il 26 gennaio del 2005 quando Giorgio Lorefice, vigile del fuoco, perse la vita spegnendo un incendio a Serra Riccò, in provincia di Genova. Ma per l’assicurazione, chiamata a risarcire la vedova Antonietta De Blasi, fu colpa sua: avrebbe dovuto pensare a sé stesso. Per questo ha presentato ricorso contro la sentenza in primo grado che quantifica il danno in circa un milione e duecentomila euro: 750 mila dovuti agli eredi Lorefice e 450 mila euro agli altri pompieri rimasti feriti nell’esplosione.

Ricorso giudicato “offensivo” non solo nei confronti della vittima ma di tutti i pompieri, secondo il capo del Corpo dei Vigili del Fuoco, Fabio Dattilo. E rappresenta un “oltraggio alla dignità” di “tutti i servitori dello Stato che hanno perso la vita”. L’udienza dinanzi alla Corte d’Appello di Genova è stata fissata per il 4 marzo.

La compagnia assicurativa Hdi ha fatto ricorso dicendo che i vigili del fuoco avevano tenuto un “comportamento negligente”. “In tutti questi anni – spiega il legale della famiglia, l’avvocato Matteo Mezzapesa – abbiamo più volte cercato una via di conciliazione. Ma leggere quei motivi nel ricorso è come se lo avessero ucciso due volte. A marzo sapremo se procedere con l’esecuzione forzata e il decreto ingiuntivo, nel caso in cui le compagnie continuassero a non pagare”. Il prossimo 27 gennaio i vigili del fuoco organizzeranno un presidio davanti palazzo di giustizia.

Giorgio Lorefice rimase ucciso nell’esplosione di una cisterna di Gpl dove si era sviluppato un incendio. “Quale fu la sua condotta – sottolinea il capo dei pompieri Dattilo – lo testimonia la medaglia d’oro al valor civile riconosciutagli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Non c’è alcun dubbio, dunque, che il nostro caposquadra affrontò la situazione nel migliore dei modi, com’era stato addestrato a fare e come la lunga esperienza gli aveva insegnato”.

“Giorgio era un caposquadra coraggioso, preparato e riflessivo”, ha detto la moglie Antonietta De Blasi. “Prima dell’esplosione fece allontanare tutte le persone presenti nelle vicinanze e in tal modo ha salvato numerose vite umane, tanto che a noi familiari sono state consegnate le più alte onorificenze pubbliche”.

“Leggere oggi, a distanza di 15 anni, che il comportamento suo e dei suoi colleghi fu incauto – prosegue la vedova – e che si sarebbero dovuti allontanare è oltraggioso per la sua memoria, quasi come se fosse condannato una seconda volta a morire.” Il 4 marzo in appello si deciderà se la sentenza del tribunale civile di primo grado che condanna le assicurazioni al risarcimento di 1,2 milioni di euro sia immediatamente esecutiva. “Se dovesse arrivare la conferma dell’esecutività – ha detto il legale della famiglia Matteo Mezzapesa – potremo procedere al pignoramento”.

Il ricorso, conclude Dattilo, è “irrispettoso per il lavoro degli oltre 30mila vigili del fuoco italiani, che tutti i giorni affrontano pericoli per salvaguardare la vita delle persone e i loro beni e che per compiere il proprio dovere si avvicinano alle fiamme com’è necessario per spegnerle, senza allontanarsi come li inviterebbe a fare chi ricorre contro la sentenza di primo grado”. Ed è un “un oltraggio alla nostra dignità di servitori dello Stato e alla memoria di chi ha perso la vita”.

Fonte: Ansa