Giornalista documenta il ritardo, Ferrovie lo identifica e contesta le foto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Agosto 2019 14:51 | Ultimo aggiornamento: 21 Agosto 2019 14:51
Ferrovie, bavaglio al giornalista che documenta il ritardo

Treno in ritardo

ROMA – “C’è sempre una prima volta e ora anche le ferrovie fanno i pm, i poliziotti, gli inquirenti, meno che fare …correre i treni”. Lo denunciano l’Ordine dei Giornalisti della Liguria e l’associazione ligure dei giornalisti denunciando il caso di “Andrea Ferro, collega genovese oggi a Radio24 dopo avere lavorato al Corriere Mercantile”, che “ha fatto la diretta sull’ennesimo guaio ai trasporti ferroviari”, il ritardo di 4 ore, ieri, dell’intercity Genova-Milano.

“Risultato? È stato identificato, come racconta Repubblica, dal capotreno su richiesta di Ferrovie. Non era mai successo, meglio non era ancora successo. La solidarietà ad Andrea è ovvia con una considerazione, un poco ironica: la sua cronaca è stata puntuale e senza un minuto di ritardo”.

La testimonianza del giornalista. “Fin dal primo guasto il personale di bordo è venuto a dirmi che non potevo scattare le foto della riparazione. Alla fine, quando finalmente eravamo in vista dell’ arrivo, il capotreno è venuto a chiedermi il biglietto e i documenti per identificarmi, spiegando che aveva avuto indicazioni dalla sala operativa delle Ferrovie”.

Andrea Ferro, giornalista di Radio24, la radio de Il Sole 24 Ore, racconta la difficoltà a fare il cronista durante il viaggio da incubo capitato ieri a lui e ad altre centinaia di passeggeri sull’Intercity che ha accumulato 4 ore di ritardo tra Genova e Milano per due guasti. Il capotreno ha anche denunciato una aggressione da parte di un passeggero.

“Il problema sono io, non il ritardo…”. “Io ho raccontato quanto accadeva e il grave disagio per i passeggeri ma evidentemente per le Ferrovie il problema non erano le 4 ore di ritardo ma ero diventato io” spiega ancora Ferro che in queste settimane conduce su Radio24 il programma radiofonico ‘Effetto notte estate’.

Ordini dall’alto. “Non so se il capotreno avesse nel frattempo ricevuto segnalazioni sul fatto che qualcuno dava notizie in tempo reale sui guasti e sul ritardo. Quando mi ha visto fare delle foto mi ha chiesto spiegazioni – racconta il giornalista -. Poi mi ha detto che avrebbe chiamato la polizia. Si è appellato al regolamento”.

“Quando la situazione si è un po’ normalizzata – ha spiegato ancora il giornalista genovese – mi sono venuti a cercare e mi hanno chiesto il biglietto. Ho mostrato l’abbonamento ma al capotreno non è bastato ed ha voluto vedere anche i miei documenti. Me lo hanno chiesto dalla sala operativa” ha spiegato. (fonte Ansa)