Giornata mondiale senza tabacco: resta alta la mortalità

Pubblicato il 31 Maggio 2011 15:01 | Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2011 15:02

ROMA – La giornata mondiale “Senza Tabacco” giunge oggi alla sua 24 esima edizione con un dato preoccupante: i fumatori continuano ad aumentare, ma soprattutto continuano ad aumentare in Italia i decessi legati alle ‘bionde’. Ogni anno più di 80 mila persone tra i 35 ed i 65 anni di età muoiono per patologie collegate al fumo, come ha spiegato Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio Fumo Alcol Droga (Ossfad): “tra il 2010 e il 2011 la quota di maschi oltre i 15 anni fumatori è aumentata del 2 per cento – oggi è al 26 per cento -, mentre le donne restano ad un preoccupante 19 per cento”.

Che il tabagismo sia un vizio dannoso per la salute non è certo una novità, ciò che stupisce è l’incremento di fumatori nonostante se ne conoscano gli effetti negativi per la salute e nonostante l’ultima strategia dell’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, che ha definito una strategia in sei punti chiave sottoscritta da 172 nazioni mondiali e firmata anche da paesi come Pakistan, Afghanistan e Cuba, noti per un’economia in cui il settore del tabacco è fondamentale.

Informare sui danni del fumo, rafforzare i divieti, incrementare la tassazione e monitorare l’uso di tabacco, con politiche antifumo che preservino dal fumo passivo sono fondamentali secondo il piano stilato dall’Oms, ma spesso il divieto di fumo e il deterrente economico della forte tassazione non scoraggiano il tabagista, per questo è importante anche fornire un aiuto per smettere di fumare. Smettere di fumare deve tenere conto di entrambi gli aspetti del tabagismo, quello chimico-fisiologico legato alla dipendenza da nicotina, e quello gestuale, legato alle abitudini del fumatore, come il ‘celebre’ binomio caffè e sigaretta.

“Soltanto l’8 per cento di chi decide di smettere ce la fa senza altro supporto che la proprio intima convinzione. Un incentivo è certamente il consiglio del medico di famiglia”, spiega Carlo La Vecchia, del dipartimento di epidemiologia del Mario Negri di Milano. L’Italia in questo aspetto vanta una delle reti più organizzate con i suoi centri antifumo, che provvedono ad una terapia personalizzata che mira ad eliminare questa complessa dipendenza, come spiegano i responsabili dell’Offsad.

Le terapie si articolano su un periodo di 90 giorni in cui i primi sintomi da astinenza da nicotina vengono curati con suoi sostituti, per poi passare al processo di disassuefazione con l’utilizzo di molecole quali il brupropione e la vareniclina, rispettivamente un antidepressivo che ‘mima’ gli effetti piacevoli delle bionde ed un inibitore del piacere del fumo e attenua l’astinenza, e che vanno assunte 7-15 giorni prima di cominciare la strada che porterà allo smettere di fumare. “Con i farmaci il successo sale al 20-22 per cento”, spiega La Vecchia, che sostiene comunque l’importanza di affiancare alle terapie con farmaci trattamenti di carattere cognitivo-comportamentali, individuali e di gruppo, e la disponibilità di un counseling, anche di tipo telefonico.

Il fenomeno assume poi dimensioni preoccupanti specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove il 50 per cento degli uomini ed il 35 per cento delle donne sono dipendenti dal fumo, fenomeno che interessa comunque i paesi occidentali in cui tassazioni e divieti non registrano comunque i cali sperati, come spiega in un inchiesta il quotidiano The Indipendent che sottolinea come ogni minuto nel mondo vengano fumate 12 milioni di sigarette, con un profitto per le multinazionali del tabacco di 32 miliardi di euro solamente nel 2010, ben 1 miliardo in più che nel 2009.