Giovanni Brusca resta in cella, ma fra due anni potrebbe tornare libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Ottobre 2019 12:12 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2019 12:12
Giovanni Brusca, fra due anni libero?

Giovanni Busca quando fu arrestato (archivio Ansa)

ROMA – Per la giustizia italiana Giovanni Brusca, spietato killer della stagione terrorista di Cosa Nostra (un centinaio di efferati delitti tra cui lo scioglimento nell’acido di un bambino figlio di pentito), deve restare in cella. La Corte di Cassazione gli ha negato i domiciliari, ma le porte del carcere non rimarranno chiuse per molto tempo. Nel 2022 scade la pena, nel 2021 potrebbe accedere agli sconti del caso. Fra due anni potrebbe tornare libero.

Nel 2022 scade la pena, nel 2021 sconto di 270 giorni

“Brusca terminerà di scontare la pena in carcere nel 2022 se la Cassazione non aprirà ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perché ha uno ‘sconto’ di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario”, aveva spiegato l’avvocatessa Antonella Cassandro che ha firmato il ricorso all’Alta corte.

“Nel parere negativo ai domiciliari, il Pg della Cassazione – ha reso noto Cassandro – ha condiviso il Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si è ravveduto a sufficienza”. Invece Brusca, ritiene Cassandro, “non rifarebbe quello che ha fatto” e “ha dimostrato ravvedimento, come sostengono il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, la direzione del carcere di Rebibbia, le autorità di pubblica sicurezza di Palermo”.

Pietro Grasso: “Non è Riina, c’è stato ravvedimento”

Tra i favorevoli ai domiciliari per Brusca, spicca il parere di Pietro Grasso, ex magistrato in prima linea nella lotta alle cosche. Per Grasso “è stato giusto che Riina e Provenzano siano rimasti in carcere fino alla loro morte, ma uno come Brusca non si può valutare alla stessa maniera. Ha scontato oltre 23 anni in carcere, e tra due anni la pena sarà esaurita, gode già di permessi che per certi versi gli concedono più spazi di libertà rispetto alla detenzione domiciliare”.

Quando ha avuto a che fare con Brusca “avevo l’obiettivo di cercare la verità. Non mi sono preoccupato di ottenerne le scuse o richieste di perdono, la legge per “ravvedimento intende altro”, continua Grasso. E aggiunge: “Lui ha deciso di collaborare con la giustizia, rompendo ogni legame con Cosa nostra, rendendo dichiarazioni che hanno trovato riscontri e conferme”.

Il “pentimento sociale” richiesto dai giudici di sorveglianza secondo Grasso “è rappresentato anche dalla collaborazione che non s’è interrotta in oltre vent’anni, perché ha aiutato a scoprire la verità su ciò che era avvenuto e impedito ulteriori crimini”. (fonte Ansa)