Giovanni Vincenti: come, quanto mentiva. Un po’ di verità evitava tre morti

di Lucio Fero
Pubblicato il 11 Novembre 2019 10:40 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2019 10:40
Giovanni Vincenti a Guargnento: come, quanto mentiva. Un po' di verità evitava tre morti

Giovanni Vincenti in una foto d’archivio Ansa

ROMA – Giovanni Vincenti, la cascina di Quargnento, le bombole del gas messe lì, collegate ai timer, l’esplosione per buttare giù le mura e incassare pare 1,5 milioni di euro dall’assicurazione. Prima di essere accusato dagli inquirenti di essere lui il colpevole, prima di essere arrestato Giovanni Vincenti parlava, parlava, parlava. L’ultima che aveva detto, invitando all’ironia, suggerendo quanto fosse assurda l’ipotesi fosse lui l’incendiario era stata una sorta di battuta scherzosa: “Non so accendere neanche il fornello di casa”.

Parlava, parlava un sacco Giovanni Vincenti. Sono ancora freschi i collegamenti al telefono con telegiornali vari. Lei ha qualche sospetto? Aveva qualche nemico? E lui rispondeva: molta gente invidiosa di me, ho fatto nomi a chi indaga. E poi Giovanni Vincenti forniva particolari: sono arrivato per primo sul posto, sono rimasto sconvolto. Parlava con tutti, bastava chiamarlo e Giovanni Vincenti raccontava del suo stupore e poi aggiungeva, sempre, dei molti nemici invidiosi. Mentiva, mentiva con scioltezza in diretta tv.

Quelli che indagavano sul rogo e sui morti della cascina di Quargnento, i tre poveri Vigili del fuoco, non ci sono caduti, non hanno abboccato alle bugie recitate su ogni rete e notiziario. Era stato sufficiente indagare sulle bombole di gas e sui timer, questi ultimi semplicemente quelli che si usano per alternare le lucine decorative. Un foglietto di istruzioni sull’uso di questi timer era ancora sul comodino di Giovanni Vincenti. Mentre raccontava del mondo invidioso, impegnato da collegamenti vari via tv, se ne doveva essere dimenticato. E poi c’era quella storia dell’assicurazione sulla cascina: prima non pagata a lungo poi rinnovata di fresco anche contro i danni indotti da terzi.

Insomma chi indagava non ci cascava, giornali e tv invece in gran numero e con facilità abboccavano. Delle cose che aveva architettato Giovanni Vincenti una sola funzionava, appunto quella dei giornali e tv che abboccano all’amo della vendetta di nemici misteriosi.

Niente altro c’era di solido nel progetto criminale, non le modalità dell’acquisto delle bombole timer (lasciavano tracce), non la vicenda dell’assicurazione (praticamente un movente stampato). Eppure Giovanni Vincenti ha mentito, mentito e mentito.

Ha mentito anche e soprattutto nella mezz’ora tra la prima esplosione e il primo incendio e la seconda esplosione e il successivo rogo. Viene avvertito dell’incendio alla cascina, per ora roba piccola in uno dei due edifici. Sa Giovanni Vincenti che lì stanno per andare i Vigili del fuoco, sa che ci sono altre bombole di gas lasciate aperte, sa che può esserci, anzi deve esserci altra esplosione. Ma non fa un fiato, non avverte. Neanche inventa qualcosa che fermi quegli uomini dall’entrare e trovare la morte. ha mezz’ora di tempo per pensare, osare un briciolo di verità che salvi tre vite. Ma non lo fa, resta zitto sulle bombole di gas aperte e innescate che lui ha piazzato.

L’archetipo del vigliacco sociale, così Elena Stancanelli su La Stampa legge la scelta di Giovanni Vincenti. “Volevo solo…” la vigliaccheria sociale sta tutta in quel “solo”. Scrive Stancanelli: “C’è la crisi, ho i debiti, che male c’è se do fuoco a casa mia? Le assicurazioni sono cattive, cattiva è la politica, cattivi gli amministratori delegati, cattivissimo il fisco, cattivi i Vigili urbani che multano se stai in doppia fila…io cittadino reagisce, la gente è esasperata…L’indignazione diventa la scusa per le mille, piccole, gigantesche azioni delinquenziali…”. E’ la descrizione, perfetta e puntuale, di una psicologia di massa, di una morale dei cavoli proprio quelli e solo quelli che è ormai costume e usanza rivendicati.

E’, scrive ancora Stancanelli, “la cifra dell’italianità: professionisti del vittimismo, dell’astuzietta, del piccolo reato”. Perché Giovanni Vincenti non avverte in qualche modo, perché non ferma i Vigili del fuoco prima che entrino nella cascina che lui ha trasformato in bomba? Non vuol certo uccidere, non gli passa neanche per la testa, lui vuole “solo” i soldi dell’assicurazione. E allora perché sta zitto? Perché spera di cavarsela, di farla franca, spera che i Vigili disinneschino o che le bombole esplodano senza far male a nessuno o che non esplodano…Insomma ci prova a farla franca, prova l’astuzietta, fugge come la peste l’assumersi una responsabilità, anche quella di salvare tre vite.

Perché lì, in quella mezz’ora tra la prima e la secondo esplosione nella cascina, deflagra la vigliaccheria sociale che è ormai ideologia. Opportunamente Stancanelli conclude. “Se non fosse morto nessuno avremmo di sicuro letto e sentito di un uomo mosso dalla disperazione, che la colpa non era sua ma delle tasse, dei debiti, della crisi, della politica, degli amministratori delegati, dei Vigili urbani..”. E’ questa la vigliaccheria sociale dominante: io sempre vittima, gli altri sempre cattivi. Vigliaccheria sociale che devasta la convivenza civile, qualche volta fa addirittura direttamente dei morti .