Giudici di pace uniti contro la tassa sui ricorsi alle multe

Pubblicato il 2 Gennaio 2010 20:39 | Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2010 20:39

multaGiudici di Pace contro la tassa da pagare allo Stato per presentare un ricorso contro una multa, “pazza” o normale che essa sia. «E’ una imposta improvvida che scoraggerà la richiesta di giustizia, renderà più difficile la giustizia minore per i cittadini comuni e sarà un danno per la finanza locale» spiega Gabriele Longo, presidente dell’Unione Nazionale dei Giudici di Pace, a proposito del “contributo unificato” che sarà costretto a versare chi intende contestare una sanzione.

La tassa per i ricorsi che riguardano questioni come le violazioni al codice della strada – che in media possono variare da 40 a 140 euro – sarà di 30 euro più altri 8 euro per l’ iscrizione a ruolo, ricorda Longo. «E’ una cifra sproporzionata. I contributi devono essere rapportati al valore della causa – osserva il presidente dell’ Unione dei Giudici di Pace – Se la somma si avvicina o equivale all’importo della multa che si intende contestare, l’obiettivo e’ dissuadere il cittadino dalla pretesa di giustizia».

Longo richiama anche l’attenzione su un “effetto perverso più pesante”: «La tassa -spiega- viene pagata allo Stato. Visto che il 70% dei ricorsi vengono vinti dal ricorrente, le spese di giudizio saranno a carico di chi ha emesso il verbale, e quindi, nel caso delle multe fatte dai vigili urbani, saranno i Comuni a pagare. E’ una forma di traslazione dalla finanza statale a quella locale. Un po’ come è avvenuto con l’Ici».