Giulia Martinelli, l’ex di Matteo Salvini: “Provo rabbia per le parole di Sanfilippo su nostra figlia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2019 11:45 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2019 11:45
Giulia Martinelli, l'ex di Matteo Salvini: "Provo rabbia per le parole di Sanfilippo su nostra figlia"

Il giornalista Rai Sanfilippo e Matteo Salvini

ROMA – “Caro Direttore, affido a te e al tuo giornale queste poche righe per esprimere la mia amarezza, la mia rabbia e il mio dolore. Sì dolore. Quello che ho provato nel leggere due giorni fa le parole allusive e meschine scritte e pubblicate su mia figlia Mirta e sul suo papà”. Inizia così la lettera indirizzata a Libero Quotidiano di Giulia Martinelli, ex compagna di Matteo Salvini che ha deciso di intervenire personalmente dopo la bufera scatenata dal post del giornalista e caporedattore di Rai Radio1 Fabio Sanfilippo.

Dolore, spiega ancora la donna, “per chi dice di amare e non odiare, per chi è padre, per chi ha la grande fortuna di avere avuto il dono di figli da crescere, da educare, da portare sulle spalle e da aprire al mondo. Quel mondo che deve insegnare rispetto, lealtà e valori, ovvero l’ educazione che io e Matteo stiamo dando quotidianamente a nostra figlia”.

Matteo Salvini intanto ha deciso di querelare Fabio Sanfilippo. Nel post il giornalista tirava in ballo anche la figlia di sei anni dell’ex ministro dell’Interno.”Con la vita che ti eri abituato a fare tempo sei mesi ti spari nemico mio”, un estratto del messaggio del giornalista di Radio Uno, che nelle ultime righe se l’era presa con la bambina: “Avrà tempo per riprendersi, basta farla seguire da persone qualificate”.

Dice Salvini:  “Io non querelo mai nessuno, ma questo lo querelo perché su di me possono dire quello che vogliono, ma le ultime due righe del post le ha dedicate a mia figlia di sei anni, che – dice – dovrebbe essere rieducata: gliele faccio rimangiare quelle due righe, brutto cafone ignorante che non sei altro. Lascia stare i bambini di sei anni, giornalista del servizio pubblico, pagato da tutti noi…”. (Fonte Libero Quotidiano e Il Giornale).