Giulio Cesare Morrone, omicida perfetto: uccide la moglie, non può essere punito

di Elisa D'Alto
Pubblicato il 8 Novembre 2013 11:41 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2013 14:03

carabinieri-gazzellaPESCARA – Giulio Cesare Morrone è l’omicida perfetto. Perfetto, ma senza calcolo a suo dire. Volontariamente perfetto, anzi, “un diavolo”, dicono i parenti della donna che ha ucciso 22 anni fa. Sua moglie. Per Giulio Cesare Morrone, 58 anni di Pescara, è arrivata la prescrizione.

Per l’omicidio di sua moglie Teresa Bottega il pubblico ministero aveva chiesto, nel 2012, 16 anni di reclusione con l’aggravante del vincolo familiare e dei futili motivi. Ma il giudice, con la recente sentenza, non ha riconosciuto quei futili motivi. Quindi la pena si è riformulata in modo che il reato non fosse più punibile dopo 22 anni.

Nel 1990 Giulio Cesare era sposato, aveva due figli. Un matrimonio non felice, botte, litigi, problemi di stupefacenti. Una mattina, mentre il figlio già lo aspettava in macchina per andare a scuola, litiga con Teresa. Le dà un pugno, le mette le mani al collo e molla la presa solo quando la donna è morta.

Poi esce per portare il bambino a scuola. Dopo, tornato a casa, carica il corpo della moglie in macchina e la butta in un canale. Il loro rapporto è sempre stato burrascoso, per questo nessuno si stupisce che, davanti alla scomparsa della donna, lui risponda: “E’ andata via”. Una scomparsa volontaria, insomma. Sarà una delle sorelle di Teresa a fare denuncia di scomparsa, ma 7 mesi dopo.

Nulla di fatto. Giulio Cesare passa indisturbato i successivi 20 anni. Ha un momento di debolezza: confessare quell’omicidio a un sacerdote, nel suo processo di avvicinamento alla fede. Il prete tace, per anni. Poi a sua volta lo racconta a un amico commercialista che, caso vuole, sia imparentato con un dirigente della Polizia. Morale: dopo più di 20 anni il caso viene riaperto.

Il 6 dicembre 2012 Morrone confessa: “L’ho uccisa io”. Poi specifica: “L’ho colpita, le ho stretto le mani al collo, ma non l’ho strangolata”. Ovvero la differenza tra un omicidio preterintenzionale e uno volontario, più grave giuridicamente. Il pubblico ministero chiede 16 anni e le aggravanti. Il giudice non le riconosce e la pena cade sotto la prescrizione. E’ passato, in sintesi, troppo tempo. Giulio Cesare Morrone, l’omicida perfetto non deve pagare alcun conto per l’omicidio della moglie.

Increduli i parenti di Teresa, giovedì, dopo la lettura della sentenza: «Ha studiato tutto nei minimi particolari – ha detto una sorella – Ha fatto uscire la verità quando sapeva che lui non sarebbe stato punito. Si dice un benedettino, ora, ma lui è un diavolo. Ha vinto lui, è libero, si è goduto la vita».