Giuseppe Falsone: parla il prof picchiato dai genitori a Treviso: “Sotto il fuoco amico della scuola” della Fedeli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 febbraio 2018 10:09 | Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2018 11:15
Prof di Treviso picchiato dai genitori violenti finisce sotto procedimento disciplinare

Giuseppe Falsone: il prof picchiato dai genitori violenti finisce sotto il fuoco amico della scuola

ROMA – Giuseppe Falsone, parla il prof della Casteller di Treviso picchiato dai genitori di un allievo: “Sono finito sotto il fuoco amico della scuola” della “ministra” sindacalista Valeria Fedeli.

Falsone ha rimproverato un alunno che nemmeno ci ha provato ad ubbidire. Poi ha ricevuto le insistenti minacce al telefono dei genitori che pretendevano spiegazioni prima di irrompere a scuola e passare alle vie di fatto con padre e fratello del “discolo” che lo prendono a schiaffi. Per finire, Giuseppe Falsone è anche finito sotto il “fuoco amico” dell’istituto scolastico che lo ha sottoposto a procedimento disciplinare.

La spiegazione che fornisce alla Tribuna di Treviso la preside dell’istituto Casteller, Paola Rizzo, conferma il livello di decomposizione della scuola italiana. La contestazione avviata nei confronti del professore, dice, è un atto dovuto. Una prassi. La scuola ha messo in atto tutte le procedure possibili a tutela del docente come proprio dipendente. Ma dall’altra parte il compito di un dirigente scolastico è anche quello di tutelare i minori, se viene a conoscenza di un fatto. Ha sempre l’obbligo di verifica. E così ho agito. Come dirigente ho dovuto procedere”.

Come dire: vedessi mai che il professore è stato troppo poco attento al Galateo…Col clima che c’è in Italia, dove tutti i valori sono capovolti, meglio non correre rischi.

L’odissea di Giuseppe Falsone, ha inizio durante l’ora di ricreazione il 21 dicembre 2017 alla scuola media Casteller di Paese in provincia di Treviso, quando fu preso a schiaffi dai parenti dell’alunno: la vicenda lo ha prostrato anche psicologicamente, ma ha trovato la forza di scrivere direttamente al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Quel giorno se lo ricorda bene, intervistato da La Stampa ricostruisce quei momenti.

«E’ venuto a chiamarmi un collaboratore scolastico – ricostruisce il docente – e mi ha segnalato che un alunno di 13 anni non voleva uscire dalla classe, nonostante il regolamento dell’istituto preveda che tutti debbano lasciare le aule. Ho provato a parlarci. Gli ho spiegato che tutti i suoi compagni erano fuori e lui ha detto che faceva freddo e che non ne voleva sapere». A quel punto l’insegnante ha deciso di accompagnarlo fuori: «Gli ho messo una mano sulla spalla, mentre lui opponeva resistenza passiva. Un gesto in cui, secondo qualcuno, ci sarebbe stata violenza. Ma ci sono i testimoni e in ogni caso non mi permetterei mai». (Andrea Zambenedetti, La Stampa)

“Fuoco amico”. Falsone, nella lettera aperta al ministro, sfoga frustrazione e rabbia ma segnala anche l’assurdo comportamento della scuola: “Gentile Ministro, è ammissibile per buonsenso e messaggio educativo che un docente aggredito, ingiuriato, minacciato e abbandonato a se stesso debba anche difendersi dal fuoco amico?”. La dirigenza scolastica parla del provvedimento come di un “atto dovuto”, stante l’esposto contro di lui fatto dai genitori del ragazzo. Resta l’enorme problema di una scuola “aggredita” (cominciano a non contarsi più gli episodi di violenza dei ragazzini contro gli insegnanti) e di una allarmante deriva pedagogica.

 

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