“Camorra? Re delle mozzarelle vittima, no carnefice”: Riesame riabilita Mandara

Pubblicato il 27 agosto 2012 12:08 | Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2012 12:08
Giuseppe Mandara

Giuseppe Mandara (LaPresse)

ROMA – Il “re delle mozzarelle”, Giuseppe Mandara, non è colluso con il clan della camorra LaTorre. Anzi, vittima del clan fu lui a denunciarlo, come riporta il GIornale. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha demolito le accuse del gip che ne aveva ordinato l’arresto ed il sequestro dello stabilimento il 17 luglio scorso. Il gip avrebbe ritenuto attendibili le testimonianze del pentito Auguto LaTorre che, scrive il Riesame, già in passato si era dimostrato un testimone inattendibile. L’immagine di Mandara nel mondo è però ora rovinata e ripulire la sua reputazione dalle accuse e dal ricordo, che ancora brucia, dell’arresto sarà difficile.

Il Riesame scrive: “La Torre Augusto è stato già ritenuto soggettivamente inaffidabile in più provvedimenti giudiziari e nei suoi confronti si è più volte proce­duto per calunnia. Il programma di protezione in corso fu revocato soprattutto grazie alla denuncia del Mandara, per la estorsione ten­tata, commessa in costanza di con­tratto collaborativo. La Torre Au­gusto è, ad avviso di questo colle­gio, del tutto inaffidabile nella qualità di teste, la sua storia crimi­nale (per tale intendendo anche l’intervallo collaborativo che non ha sedato gli entusiasmi delin­quenziali del soggetto) è talmente costellata di costruzioni artefatte (oltre che di estorsioni e di omici­di a dozzine) da rendere sospetto e non credibile ogni suo movimen­to labiale ed ogni suo scritto”.

Il Giornale si chiede allora come il gip abbia potuto procedere all’arresto di Mandara, specialmente se, scrive il Riesame: “Si può fondatamente rite­nere che il clan La Torre non sia più operativo da almeno dieci an­ni. Si è detto altresì che nel 2003 so­no cessate le contribuzioni (estor­sive) del Mandara al clan. Ebbene il gip ritiene di applicare la misura coercitiva per la partecipazione di due soggetti( Mandara e il suo col­laboratore Vincenzo Musella, n.d.r.) ad un clan che non esiste più da oltre dieci anni e, nel rende­re ragione di tale necessità caute­lare, scrive che non si rileva alcun elemento di recisione di tali vinco­li. Sono parole – prosegue il riesa­me – che… non sembrano potersi spiegare altrimenti che con l’evi­denza di un “refuso”, non cancel­lato dal file precedentemente in uso”.

Anche il presunto cinismo di Mandara della mozzarella venduta con “pezzi di ceramica” si sarebbe rivelato infondato. Il frammento non era di ceramica, ma di plastica, e le mozzarelle sospette sono ancora ferme nel deposito di Pistoia. Anche l’accusa di aver usato latte vaccino, al posto di quello di bufala, si sarebbe rivelata infondata.

Mandara sarebbe stato dunque vittima due volte di LaTorre e della camorra, che dopo le estorsioni lo ha privato della sua reputazione. Restituire corona e trono al re delle mozzarelle di bufala non sarà compito facile.

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