Giuseppe Morelli, processato e condannato a sua insaputa (come Sordi nel film)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 febbraio 2018 11:34 | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2018 11:34
Giuseppe Morelli, processato e condannato a sua insaputa (come Sordi nel film)

Giuseppe Morelli, processato e condannato a sua insaputa (come Sordi nel film)

ROMA – Processato a sua insaputa nel 1994 per un rapimento di persona avvenuto nel 1979, condannato a 26 anni di carcere nel 1999 senza che si fosse potuto difendere, Giuseppe Morelli è finalmente libero. E’ finita ieri l’odissea giudiziaria del cuoco napoletano che aveva cercato fortuna all’estero prima che un caso terribile di malagiustizia lo precipitasse in un incubo da cui disperava ormai di uscirne indenne.

Il giudice della Corte d’Assise di Monza, praticamente in lacrime, ne ha ordinato la scarcerazione: lui aveva già deciso che se così non fosse stato si sarebbe tolto la vita. Dopo che in  carcere si è pure ammalato. A 69 anni Giuseppe Morelli può ricominciare a vivere e può curarsi come si deve.

Difficile immaginare come ci si senta ad essere additato come un rapitore, ancor di più comprendere davvero cosa vuol dire condividere la cella con criminali veri, come i boss mafiosi nel carcere di massima sicurezza d Oristano, suo ultimo domicilio.

Viene in mente “Detenuto in attesa di giudizio”, amaro film di Nanny Loy con protagonista un Alberto Sordi che tornando in Italia con la famigliola svedese finirà per non riabbracciarla più, perso nei meandri di una burocrazia giudiziaria sorda e tetragona. Anche Il processo di Kafka può aiutare.

Morelli è stato processato “a sua insaputa” nel ’94: il suo difensore d’ufficio si è ritirato, un sostituto mai nominato, gli atti di notifica inviati a indirizzi inservibili. Morelli non è stato arrestato in Germania dove lavorava perché mancavano i requisiti minimi delle garanzie per l’imputato, quando si è consegnato alle autorità italiane, nel ’99, per risolvere la questione una volta per tutte, è stato sbattuto in galera senza tanti complimenti.

Senza saperlo, senza l’assistenza di un avvocato e senza aver mai ricevuto la notifica di un atto giudiziario, Giuseppe Morelli (che oggi ha 69 anni) si è ritrovato sulla testa un’accusa pesantissima: quella di aver fatto parte del commando che il 27 ottobre del 1979 sequestrò la farmacista brianzola Emilia Mosca. La donna venne liberata 4 mesi dopo ad Appiano Gentile e a distanza di qualche anno un pentito calabrese raccontò alla polizia di aver organizzato quel rapimento insieme ad altre 5 persone. Tra cui Giuseppe Morelli, un emigrato originario di Pagani, in provincia di Salerno. (Nicola Pinna, La Stampa)

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