Giuseppe Paolino, condanna16 anni: uccise figlio a coltellate, infierì con ascia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 novembre 2014 19:45 | Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2014 19:45
Giuseppe Paolino, condanna16 anni: uccise figlio a coltellate, infierì con ascia

Giuseppe Paolino, condanna16 anni: uccise figlio a coltellate, infierì con ascia

RAVENNA – Uccise il figlio a coltellate e poi infierì sul cadavere con l’ascia, è stato condannato a 16 anni: l’accusa ne aveva chiesti 30. Lui è Giuseppe Paolino ed è stato condannato dal Tribunale di Ravenna a 16 anni di carcere in rito abbreviato per aver ammazzato il figlio Nunzio.

Giuseppe Paolino, marittimo in pensione originario di Torre del Greco (Napoli), il 28 agosto 2013 aveva ucciso, al termine dell’ennesimo litigio domestico, il figlio 36enne Nunzio a coltellate. Aveva poi infierito sulla testa del ragazzo con un’ascia che teneva in camera da letto per poi esultare con le mani al cielo al momento dell’arresto dei carabinieri.

La Procura di anni ne aveva chiesti 30 alla luce delle aggravanti contestate (la crudeltà, l’avere agito su un discendente, la premeditazione e la minorata difesa dato che dall’analisi medico-legale era emerso che la vittima quel giorno aveva un tasso alcolemico di 2.69).

Il Gup Rossella Materia ha però considerato le aggravanti contestate equivalenti alle attenuanti generiche ricalcolando la pena finale. Dietro a quell’ultimo litigio – secondo le indagini coordinate dal Pm Angela Scorza – vi era la volontà del padre di tornare a prendere in casa il figlio minore che abita a Milano – uno dei nove avuti da due diverse donne, entrambe già defunte – nonostante il parere contrario di Nunzio, il quale peraltro aveva già cacciato una volta il fratellastro da Sant’Alberto.

Inoltre il 73/enne ha sempre lamentato il fatto di essere stato più volte picchiato dal 36enne che non lavorava, che beveva e che gli chiedeva soldi. E così quando quel pomeriggio di un anno fa il figlio aveva iniziato a spaccare le suppellettili, lui aveva reagito accoltellandolo per poi chiamare la figlia Cira, la prima arrivata dalla vicina Savarna sulla scena del delitto, ora parte offesa con l’avvocato Monia Socci.

Secondo l’avvocato Carlo Benini, che ha difeso l’imputato assieme all’avvocato Alessandra Marinelli, proprio in ragione dello stato d’animo indotto sul 73enne dalla vittima occorreva prendere in considerazione tra le attenuanti la provocazione per accumulo.