Giuseppe Piccolomo scagionato: “Non uccise Marisa Maldera”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Novembre 2015 15:24 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2015 15:24
Giuseppe Piccolomo scagionato: "Non uccise Marisa Maldera"

Giuseppe Piccolomo scagionato: “Non uccise Marisa Maldera”

VARESE – Giuseppe Piccolomo non ha ucciso la sua prima moglie, Marisa Maldera. La Procura di Varese non ha trovato prove a carico del killer delle mani mozzate, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Carla Molinari nel 2009. Le figlie di Piccolomo però non credono alla sua innocenza e ora chiedono alla Procura di indagare ancora sul padre. Il caso, riaperto nel 2014, non ha avuto alcuna svolta e ora la Procura sarebbe pronto ad archiviarlo.

Roberto Rotondo sul Corriere della Sera scrive che Piccolomo, 65 anni, era indagato per la morte della moglie Marisa il 20 febbraio del 2003, quando i due rimasero coinvolti in un incidente d’auto:

“Non sarebbe accaduto nulla di grave, se dentro l’abitacolo non avessero posizionato una tanica di benzina. Piccolomo raccontò che la moglie si accese una sigaretta nel momento sbagliato, sbandò e poi andò tutto a fuoco. Solo lui riuscì a uscire dall’abitacolo. Nel 2006 patteggiò una pena di un anno e quattro mesi, ma solo per omicidio colposo.

Caso chiuso, ma non per molto. Il nome di Giuseppe Piccolomo divenne famoso nel 2009 quando l’uomo, detto «Pippo», fu arrestato per l’efferato omicidio della ex tipografa Carla Molinari, 82 anni, una pensionata che viveva da sola in una villetta di Cocquio Trevisago. Pippo entrò in casa, cercando di effettuare una rapina, il 5 novembre di quell’anno e l’accoltellò a morte. Carla si difese e gli graffiò la faccia con le unghie. L’assassino, per far sparire le prove, tagliò le mani al cadavere all’altezza dei polsi e non le fece mai ritrovare. Quando la sentenza dell’ergastolo divenne definitiva, in Cassazione, le figlie di Giuseppe, Cinzia e Nunziatina, tornarono a chiedere giustizia anche per la madre”.

Nel 2014 il pm di Varese ha così riaperto il caso, scoprendo che nel sangue della moglie c’era del Lorazepam, una sostanza calmante:

“«Nei campioni analizzati è risultata la presenza di Lorazepam – osserva il legale Nicodemo Gentile – vale a dire di una benzodiazepina ad azione ansiolitica, principio attivo del Tavor. Abbiamo una testimonianza di un’amica – continua – che ci dice come la Maldera non usasse farmaci e ne fosse anzi contraria. Inoltre quella tipologia di farmaci necessita ricetta medica, che non ci risulta sia mai stata fatta. Quando fu avvolta dalle fiamme la Maldera era viva – continua Gentile – ma non può affermarsi, con altrettanta certezza, che fosse cosciente e presente a se stessa: potrebbe essere stata intorpidita nei sensi da un quantitativo non precisato di tranquillante fatto assumere prima del decesso».

Dal canto suo Piccolomo si è sempre proclamato innocente, così come non ha mai ammesso l’omicidio delle mani mozzate. Il sospetto delle figlie è che abbia eliminato la prima moglie per poter sposare la cameriera marocchina del loro ristorante di Caravate, con cui effettivamente si coniugò successivamente e da cui ebbe due figlie. In carcere raccontò anche di aver abbracciato l’Islam, per amore della seconda moglie”.

Il killer delle mani mozzate è poi stato indagato per un terzo omicidio, quello della studentessa Lidia Macchi avvenuto nel 1987 a Cittiglio, sempre nella provincia di Varese:

“Abitava in zona, Pippo, ma che l’uomo delle mani mozzate possa anche essere il maniaco che girava nei parcheggi dell’ospedale di Cittiglio a caccia di donne è per ora solo un’ipotesi investigativa; suggestiva, ma ancora indiziaria”.

Non trovando prove a carico di Piccolomo, la Procura di Varese ha deciso di archiviare il caso, ma il legale delle figlie dell’uomo ha già annunciato che si opporranno all’archiviazione.