Giuseppe Romano, commissario sicurezza Bisagno. Costo un mln, stop Tar e no lavori

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2014 9:55 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2014 9:55
Giuseppe Romano, commissario Genova: 1 mln per non mettere in sicurezza Bisagno

Giuseppe Romano, commissario Genova: 1 mln per non mettere in sicurezza Bisagno

GENOVA – L‘alluvione a Genova causata dall’esondazione del torrente Bisagno forse si poteva evitare, se fossero state realizzate le opere di messa in sicurezza mai finite e costate quasi un milione in due anni. Tanto si spese per l’ente commissariale guidato dall’ex prefetto di Genova Giuseppe Romano, scrivono Matteo Indice e Roberto Sculli sul Secolo XIX, spiegando la trafila di un progetto bocciato dal Tribunale amministrativo regionale.

Scrivono i due cronisti del quotidiano ligure:

“in poco più di 24 mesi, la struttura guidata da Giuseppe Romano, ex prefetto di Genova, ha speso 541mila euro per “revisionare” un progetto fatto da altri, che il Tar ligure boccerà sostenendo fosse clamorosamente sbagliato. E, a buon peso, nel conto finale del periodo-flop entrano pure ottomila euro di «noleggi» per gli spostamenti del superfunzionario”.

Indice e Sculli spiegano che per scongiurare l’esondazione del torrente è necessario ampliare la portata d’acqua nel tratto coperto, che va dalla stazione Brignole al mare per alcuni chilometri. I lavori erano stati suddivisi in tre lotti: il primo venne completato nel 2010, con Claudio Burlando (oggi presidente della Regione) come commissario. Costò 70 milioni.

Il secondo tratto venne sovvenzionato dall’allora ministro dell’Ambiente del governo Berlusconi, Stefania Prestigiacomo, con 35 milioni, e portò sulla poltrona di commissario Giuseppe Romano.

La sua struttura doveva

“«Provvedere al sollecito espletamento delle procedure relative alla realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio».

Romano scende in campo dal- l’ottobre 2010, per pubblicare il bando di gara s’impiega un anno (17 ottobre 2011). La commessa viene aggiudicata il 6 marzo 2012 e scattano i ricorsi al Tar. Il tribunale nega lo stop alle aziende ricorrenti, e i lavori potrebbero iniziare a giudizio pendente. Poi, il 21 febbraio 2013 cioè dopo un altro annetto, la magistratura stabilisce che l’appalto è da annullare”.

Il Secolo XIX spiega le motivazioni del Tar:

“Le toghe sostengono che l’assegnazione sia stata irregolare poiché il progetto è viziato da «incongruenze» tecniche e contiene «scostamenti» incomprensibili. In parole povere è sballato. Risulta dunque illuminante scoprire che il costo della progettazione non fosse a carico dell’ente commissariale, ma del Comune, essendo il restyling nato su un accordo di programma proprio fra Comune, Provincia e Regione. Romano ha però impiegato 564mila euro per «revisionarlo», evidentemente con risultati non eccelsi. Non solo. Il Tar della Liguria, nel dire a inizio 2013 che l’appalto non va bene, si sofferma sulle competenze della commissione che aveva giudicato le varie offerte: «Nessuno dei tre membri era provvisto di specifica e documentata esperienza in materia di opere idrauliche». E però i loro stipendi costano 61mila euro, senza dimenticare che tutti e tre hanno già un altro lavoro in Regione, Provincia o al Provveditorato. A questa cifra vanno aggiunti altri 29mila euro per «spese di gara – pubblicazione bando ed esito».

A quel punto Romano lascia. Ma per quell’incarico di commissario, a differenza dei predecessori Sandro Biasotti e Claudio Burlando e dei successori Marco Doria e ancora Burlando, lui

“alla nomina, percepisce già la pensione da prefetto e un compenso non simbolico per essere pure il vicepresidente dell’ospedale Galliera di Genova. E per il Bisagno? I «compensi lordi commissario e assistente esperto (una segretaria particolare, ndr)», in base alle carte che possiede la Regione ovvero uno degli enti coinvolti, per il suo mandato ammontano a 290 mila euro senza che sia nota la «parte variabile». Altri 8 mila se ne sono andati in «spese trasferimento (noleggio)».

A queste accusa Romano replica:

«Non si dica che guadagnavo troppo, ne sono ferito: il mio compenso fu fissato a monte in non più di 50 mila euro annui, non so come si arrivi alla cifra da voi descritta. Costo-monstre per la revisione progetto? Ho applicato tariffe validate dagli ordini professionali. Procedere con i lavori in presenza di contenziosi? Adottai approcci prudenziali..».

I conti del Secolo XIX invece dicono: in tre anni Romano avrebbe usato un milione di euro 

“per pagare se stesso, la segretaria, i suoi viaggi, gli arbitri della gara (che i giudici del primo grado definiranno «incompetenti») e la revisione d’un progetto che, sempre il Tar ligure, indicò come sballato innescando il cortocircuito a seguito del quale la città resta in braghe di tela. E che solo nel luglio scorso il Tar del Lazio stopperà dicendo che più o meno andava bene l’assegnazione originaria”.

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