Giuseppe Uva, la sorella chiede 4 euro di risarcimento e l’abbandono della divisa per gli agenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 maggio 2018 19:37 | Ultimo aggiornamento: 24 maggio 2018 19:37
Giuseppe Uva, la sorella chiede 4 euro di risarcimento e l’abbandono della divisa per gli agenti

Giuseppe Uva, la sorella chiede 4 euro di risarcimento e l’abbandono della divisa per gli agenti (Foto Ansa)

MILANO  –   Quattro euro di risarcimento simbolico e niente più divisa per i due carabinieri e i sei poliziotti imputati: [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] è quanto chiede Lucia Uva, sorella di Giuseppe Uva, morto nel 2008 dopo un fermo a Varese.

Lucia Uva è ora parte civile nel processo per omicidio preterintenzionale e sequestro di persona aggravato a carico dei due militari dell’Arma e dei sei agenti. La proposta di risarcire la sorella della vittima con un euro per ogni capo di imputazione contestato originariamente agli imputati (omicidio preterintenzionale, sequestro persona, abbandono di incapace, abuso di autorità) era già stata avanzata in primo grado dagli avvocati Alberto Zanzi e Fabio Ambrosetti al Tribunale di Varese, che nel 2016 ha assolto gli imputati da tutte le accuse, ed è stata ribadita davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano.

“Non voglio che vadano in carcere – ha detto Lucia Uva parlando con i cronisti fuori dall’aula – ma che si spoglino della divisa che portano”. 

Giuseppe Uva venne fermato da due militari mentre stava spostando delle transenne nel centro di Varese e fu poi trattenuto in caserma per alcune ore e trasportato all’ospedale di Circolo della città lombarda, dove morì per arresto cardiaco la mattina successiva.

Secondo i legali di parte civile, l’operaio quella sera fu “arrestato illegalmente” per un reato di lieve entità, ovvero disturbo della quieta pubblica. “Se fosse vivo – hanno spiegato in aula – oggi Uva avrebbe risposto per i fatti di quella notte con una contravvenzione da 150 euro”.

Durante il loro intervento davanti alla Corte d’Assise d’Appello i legali hanno sottolineato che “nel processo di primo grado nessuno ha voluto scoprire la verità, tutti quelli che dicono qualcosa contro i carabinieri sono considerati falsi testimoni. Per dire che un teste è inattendibile lo devi dimostrare: cercare riscontri contro i testimoni si fa solo nei processi contro i carabinieri”. 

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