Giustizia, Anm: “Troppe impugnazioni, il decreto non risolve il nodo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 novembre 2017 17:31 | Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2017 17:31
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Giustizia, Anm: “Troppe impugnazioni, il decreto non risolve il nodo”

ROMA – L’Associazione nazionale magistrati boccia la riforma delle impugnazioni perché il decreto legislativo non risolve lo squilibrio tra le parti processuali. Il nodo dunque resta secondo l’Anm, che sottolinea la criticità dell’odierno sistema delle impugnazioni. Il numero abnorme infatti determina gravosi carichi di lavoro per le Corti d’Appello penali, col risultato che la maggior parte dei processi si prescriva dopo la sentenza di primo grado.

Nel documento del Comitato Direttivo Centrale dell’Anm, votato nella riunione del 18 novembre, si parla dello schema di decreto legislativo recante disposizioni di modifica della disciplina in materia di giudizi di impugnazione:

“Lo schema di decreto legislativo muove dalla consapevolezza della funzione delle impugnazioni quale snodo centrale del funzionamento e della durata del processo. La bozza di decreto delegato non fornisce alcuna risposta alla più grave criticità dell’odierno sistema delle impugnazioni: il loro abnorme numero determina gravosissimi carichi di lavoro delle Corti d’Appello Penali e fa sì che la più parte dei processi si prescriva dopo la sentenza di primo grado”.

Le cause del fenomeno evidenziato dall’Anm sono

“il divieto di reformatio in peius da parte del Giudice di appello; la possibilità indiscriminata da parte dell’imputato di appellare qualunque sentenza, per qualunque reato anche bagatellare e anche per condanne destinate a non essere eseguite – E ancora -. Il decorso del termine di prescrizione dopo la sentenza di condanna di primo grado”.

In assenza di alcuni interventi (abolizione del divieto della reformatio in peius; inappellabilità di talune sentenze; cessazione del corso della prescrizione dopo la sentenza di condanna in primo grado) lo schema di decreto legislativo

“non solo non conseguirà il prefissato scopo di realizzare la deflazione delle impugnazioni ma determinerà anche un evidente squilibrio tra le parti processuali”. Tale squilibrio, conclude l’Anm, “deriva anche dalla già avvenuta reintroduzione del concordato in appello, dalla abolizione dell’appello incidentale da parte del Pubblico Ministero, dal divieto di appello sulla sola pena da parte del Pubblico Ministero”.

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