Gomorra Tv. Cassazione: Tribunale ridiscuta il caso Matteo De Laurentiis

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Marzo 2015 17:35 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2015 19:27
Gomorra Tv. Cassazione: "Tribunale ridiscuta arresto Matteo De Laurentiis"

Gomorra Tv. Cassazione: “Tribunale ridiscuta arresto Matteo De Laurentiis”

ROMA – Accolto dalla Corte di Cassazione, il ricorso della Procura di Napoli contro il no alle “misure coercitive” nei confronti di Matteo De Laurentiis, uno dei produttori della serie tv ‘Gomorra’. De Laurentiis è indagato per favoreggiamento al clan Gallo nell’ambito della vicenda del pagamento del ‘pizzo’ per le riprese nella villa del boss Francesco Gallo a Torre Annunziata. Le misure coercitive in questione, come precisa il legale di De Laurentis, sono l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria di Roma e il divieto di dimora in alcune regioni, tra cui la Campania.

In particolare, secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, la Seconda sezione penale della Suprema Corte ha annullato con rinvio al tribunale di Napoli “per nuovo esame” l’ordinanza con la quale il tribunale della libertà, il 20 novembre 2014, aveva negato le misure coercitive per De Laurentiis ed altre cinque persone.

Anche per questi ultimi, la Procura di Napoli ha reclamato in Cassazione contro il ‘no’ all’arresto, ma questa parte del ricorso non è stata accolta dalla Suprema Corte. Riguarda il location manager della società di produzione ‘Cattleya’, Gennaro Aquino, il produttore Gianluca Arcopinto e tre vigili urbani di Torre Annunziata che avrebbero accettato una mazzetta di cento euro per chiudere una strada e facilitare le riprese. De Laurentiis era stato sentito dal pm e secondo l’accusa, avrebbe svelato l’indagine sul ‘pizzo’ al clan Gallo pregiudicando li buon esito dell’inchiesta.

Ad avviso del gip, però, gli indagati avevano solo lo scopo di proseguire le riprese e mandare avanti la produzione, e non quello di favorire il clan. Per questo il gip non aveva dato il via libera alle misure coercitive giudicando questo comportamento non penalmente rilevante. Con il verdetto dei Supremi giudici, adesso, è da riesaminare la posizione del solo De Laurentiis. Tra circa un mese si conoscerà la motivazione del verdetto della Cassazione.

La precisazione dell’avvocato di De Laurentiis. L’avvocato Ruggero Profili, difensore di Matteo De Laurentiis precisa a Blitz Quotidiano: “Nella qualità di difensore di fiducia del Sig. Matteo De Laurentiis, preciso che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli non ha mai richiesto gli arresti del mio assistito bensì solo ed esclusivamente l’obbligo di presentazione alla P.G. nel luogo di residenza (Roma) e il contestuale divieto di dimora nei territori delle Regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Pertanto, allo stato, la Suprema Corte ha soltanto annullato l’ordinanza del Tribunale del riesame che aveva escluso sia le esigenze cautelari, sia i gravi indizi di colpevolezza, con rinvio per nuovo esame che giammai si potrà concludere con l’applicazione di una misura cautelare mai richiesta dalla stessa Procura”.

La replica della casa di produzione: “Noi parte offesa”. “Cattleya prende atto della decisione in materia cautelare emessa dalla Corte di Cassazione nella nota vicenda verificatasi durante le riprese di ‘Gomorra’. Si può solo rilevare che tale provvedimento risulta in contrasto con le due decisioni assunte dal gip del Tribunale del Riesame di Napoli, che avevano rigettato le richieste di misure cautelari nonché la richiesta del procuratore generale, che ha sostenuto addirittura l’inammissibilità del ricorso proposto dal pm”.

Così la casa di produzione, in una nota ufficiale, commenta il sì della Cassazione al ricorso del pm nei confronti di Matteo De Laurentiis, uno dei produttori della serie tv ‘Gomorra’. “Ogni opportuna valutazione va però rinviata al momento della lettura della motivazione – prosegue – riaffermando comunque la posizione di totale estraneità di Cattleya, identificata parte offesa nei reati contestati e che si costituirà pertanto parte civile nel corso del processo”.