Gonnesa, ponte si spacca in due e crolla mentre passa un compattatore dei rifiuti: nessun ferito

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Aprile 2020 11:25 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2020 12:06
Ponte, Ansa

Gonnesa, ponte si spacca in due e crolla mentre passa un compattatore dei rifiuti: nessun ferito (foto Ansa)

ROMA – Tragedia sfiorata nei pressi della spiaggia di Fontanamare a Gonnesa, nel Sulcis.

Un ponte alto sei metri è crollato proprio mentre transitava un compattatore dei rifiuti. L’incidente è avvenuto intorno alle 10,30 di oggi, quindi di giovedì 2 aprile.

Il sovrappasso che collega la provinciale per Nebida si è spaccato in due. Sul posto stanno intervenendo i vigili del fuoco, i carabinieri e i tecnici comunali. Illesi il conducente e il passeggero del compattatore.

Il camion aveva appena finito di svuotare i cestini dei rifiuti nell’area del parcheggio della spiaggia e stava tornando verso il centro abitato di Gonnesa, quando il ponte ha ceduto. La struttura, lunga 10 metri e alta circa sei, è l’unica strada di accesso al parcheggio del litorale di Funtanamare e passa sopra un canale cementato, dove, in questo momento, scorre un piccolo rivolo d’acqua. 

Coronavirus in Italia, il punto della situazione.

Con la curva dei contagi che resta ferma sul ‘plateau’ indicato dagli scienziati e l’incremento del numero delle vittime che si è dimezzato in una settimana ma resta comunque, come dice il premier Giuseppe Conte, “una ferita che non potremo mai sanare”, il governo prolunga la serrata dell’Italia fino al 13 aprile, il giorno di Pasquetta.

“Non bisogna abbassare la guardia” ripetono sia il presidente del Consiglio sia il ministro della Salute Roberto Speranza sapendo bene qual è l’indicazione che arriva dagli esperti: mantenere rigide le misure di contenimento e il distanziamento sociale per evitare che i risultati ottenuti vengano vanificati e il virus riprenda la sua folle corsa, soprattutto nelle regioni del Sud. “Se iniziassimo ad allentare le misure, tutti gli sforzi sarebbero vani, pagheremmo un prezzo altissimo e saremmo costretti a ripartire di nuovo”, dice Conte”. Dunque, disagi e sacrifici devono proseguire. Fino a quando? “Non siamo nelle condizioni di dire – afferma il premier – che il 14 aprile allenteremo le misure restrittive. Quando gli esperti ce lo diranno, entreremo nella fase 2 di allentamento graduale”, una fase che sarà “di convivenza con il virus”; “per poi passare alla fase 3 di uscita dall’emergenza e di ripristino delle normalità lavorative, sociali, della ricostruzione e del rilancio”. 

La curva del contagio, intanto, continua a rallentare, tanto che rispetto ad una settimana fa l’incremento totale dei contagiati è passato dal 7,53 al 4,52% e quello degli attuali positivi dal 6,28% al 3,78%. Un discorso che vale anche per le terapie intensive e per le vittime: l’incremento delle prime è sceso dal 2,74% allo 0,30% e quello dei morti da 10,01% a 5,85%.

Ma i numeri assoluti restano comunque impressionanti: 80.572 persone attualmente malate, di cui oltre 28mila in ospedale, 4.035 nelle terapie intensive, 13.155 vittime, con un incremento in un solo giorno di altre 727 persone. E se non bastasse ci sono anche i dati dell’Istat a confermare le dimensioni della catastrofe: a marzo, dice l’Istituto di statistica, sono raddoppiati i decessi al nord rispetto alla media 2015-2019; a Bergamo l’incremento è del 337%; a Brescia, Piacenza e Pesaro oltre il 200%. 

Fonte: Ansa.