Il grana padano salvo grazie agli indiani d’Italia

Pubblicato il 8 Settembre 2011 12:05 | Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2011 12:05

Un indiano sikh (Foto LaPresse)

ROMA – Il grana padano morirebbe se non fosse per gli immigrati indiani: è la tesi di un articolo pubblicato sull’International Herald Tribune, versione europea del New York Times.

Negli ultimi vent’anni sono stati proprio gli indiani del Punjab a lavorare nelle fattorie della Pianura intorno a Milano dove si produce uno dei formaggi italiani più noti nel mondo.

“Gli immigrati indiani, dice all’International Herald Tribune Simone Solfanelli, direttore della Coldiretti di Cremona, sono indispensabili per l’agricoltura”, e soprattutto per il latte prodotto nella regione, un milione di tonnellate all’anno, circa un decimo della produzione italiana totale.

Gli indiani, per lo più sikh, hanno “salvato un’economia che altrimenti sarebbe finita alle ortiche, dal momento che i giovani non vogliono lavorare con le mucche”, spiega Dalido Malaggi, sindaco di Pessina Cremonese. Anche perché, nonostante le innovazioni tecnologiche, l’industria casearia necessita di manodopera 365 giorni all’anno.

Non ci sono statistiche ufficiali sulla presenza indiana nella zona, ma secondo Stefanelli circa un terzo dei9 tremila i lavoratori presenti nella provincia sono indiani.

Prova della loro radicata presenza è stata l’inaugurazione, lo scorso mese, del Gurduwara Sri Guru Kalgidhar Sahib, il tempio sikh più grande d’Europa, capace di contenere 600 fedeli. Proprio i9n quell’occasione Maggi disse, in riferimento alla costruzione del tempio: “‘Il minimo che potevamo fare per ringraziarli era dare loro una struttura per festeggiare le loro tradizioni e per pregare. Con la comunità sikh non ci sono mai stati problemi, assolutamente, abbiamo sempre avuto ottimi rapporti di collaborazione”.