Grande Guerra, la Repubblica chiede perdono ai fucilati al fronte

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Maggio 2015 14:14 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2015 14:15
Grande Guerra, la Repubblica chiede perdono ai fucilati al fronte

(Foto d’archivio)

ROMA – La Repubblica italiana chiede perdono agli oltre mille soldati fucilati durante la Grande Guerra dai nostri plotoni d’esecuzione perché ritenuti colpevoli di vigliaccheria o diserzione. Non di vigliaccheria o diserzione si trattava: nella maggior parte dei casi si trattò, infatti, di soldati che si rifiutarono di obbedire in silenzio alla strategia di generali come Luigi Cadorna che mandavano i militari in attacchi frontali allo scoperto, in offensive contro cannoni e mitragliatrici.

Le scuse della Repubblica italiana sono state scritte su una targa di bronzo che verrà affissa in un’ala del Vittoriano e si sono concretizzate in una legge per la riabilitazione dei caduti dimenticati che è arrivata in Aula a pochi giorni dal 24 maggio, la data di inizio delle attività belliche nel 1915.

Le scuse, spiega Dino Martirano sul Corriere della Sera, sono rivolte ai 750 militari fucilati al dopo regolare processo, ai 350 soldati passati per la decimazione o giustiziati direttamente dai superiori, e a tutti quei soldati uccisi durante i combattimenti da “fuoco amico” per impedire che arretrassero dalle posizioni loro assegnate. Quelle fucilazioni vennero eseguite in base ad un ordine di servizio del capo di Stato maggiore dell’esercito, che permise ai tribunali militari di andare oltre i limiti imposti dalla legge. Una volta che la legge sarà approvata i nomi dei caduti verranno inseriti nell‘Albo d’oro del Commissariato generale per le onoranze.