Graziano Stacchio: “Non sparate in mio nome. Volevano candidarmi, ho detto no”

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 Marzo 2015 11:00 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2015 11:00
Graziano Stacchio: "Non sparate in mio nome. Volevano candidarmi, ho detto no"

Graziano Stacchio con Matteo Salvini

VICENZA – “Mi hanno chiesto di candidarmi, ma ho detto no: non sono un predicatore”. A parlare è Graziano Stacchioil benzinaio eroe di Ponte di Nanto che ha salvato il gioielliere Roberto Zancan e messo in fuga i rapinatori, armati di kalashnikov, sparando a sua volta col fucile. Uno lo ha ucciso: ora è indagato per eccesso di legittima difesa. Intervistato da Andrea Priante per il Corriere della Sera, Stacchio usa parole molto moderate e abbassa i toni, specie dopo la deriva culturale che ha preso piede in tutto il Nord Est dopo quel tragico 3 febbraio. Mentre a Faè di Oderzo (Treviso) i residenti si armano di fucili e sparano a vista d’occhio sui ladri seguendo il suo esempio, lui prende le distanze e invita alla calma:

Non voglio il Far West, prima di imbracciare il fucile bisogna pensarci dieci volte. Non si spara alle persone: la vita è sacra”.

Intervistato dal quotidiano la Repubblica, poi ribadisce il concetto:

“L’effetto mediatico mi ha stordito. Però davvero non possiamo vivere in un mondo che va in questa direzione. È storta. Non voglio rassegnarmi alla legge della giungla, al terrore, che lavori e torni a casa guardandoti alle spalle”.

Respinge categoricamente la campagna che si è mobilitata in suo nome:

Non sono un eroe né un modello da imitare. Né tanto meno un simbolo. Lo dico subito: la gente non deve sparare in mio nome, né in Veneto né in Sicilia. Solo l’idea mi fa paura. Non è che adesso ognuno si deve sentire autorizzato a sparare. Sennò che cosa facciamo, il Far West?”.

Il suo, dice, è stato solo istinto di sopravvivenza:

 “Il problema è che la gente ha paura, sta perdendo la testa. Ci vuole un attimo. Il mio  è stato un atto di istinto, di disperazione. Vorrei dire anche di umanità, perché quella ragazza (dentro la gioielleria, ndr) era sotto scacco di cinque banditi armati di mitra. La volta prima era stata addirittura sequestrata. Quando quel rapinatore mi ha puntato l’arma addosso, ho mirato”.

C’è differenza, spiega al Corriere, tra banditi col kalashnikov e ladruncoli di provincia:

Dovevo fare una scelta: scappare o reagire. Sono rimasto. Quelli erano banditi armati di kalashnikov. I ladri, invece, sono un’altra cosa: se nessuno è in pericolo di vita, la cosa giusta da fare è chiamare le forze dell’ordine. Se invece ci si limita a sparare un colpo in aria per impaurire i criminali, bè, allora è diverso…”

Quanto alle strumentalizzazioni politiche, risponde:

“Ho ricevuto molta solidarietà. Anche da immigrati e poi ci si è messa di mezzo la politica”.

La disturba? “Se è solidarietà no, se sono chiacchiere dico: non servono a niente. Il problema sicurezza va affrontato con serietà, rigore, buon senso”.

A farne un eroe è stato il leader della Lega Nord, Matteo Salvini e lui ha accettato di partecipare alla ‘Festa della sicurezza’, ma ci tiene a dire che

“la sicurezza è un tema che non ha colori. Dovrebbe essere di tutti, di destra di sinistra e di centro”.