“Uccidiamo i cani”: dipendente di Green Hill registrato a sua insaputa

Pubblicato il 29 Giugno 2012 13:36 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2012 13:48

BRESCIA – “Uccidiamo i cani”, a parlare è un dipendente di Green Hill, l’azienda che alleva cani beagle per la vivisezione a Montichiari, in provincia di Brescia, che sarebbe stato registrato a sua insaputa mentre parlava al telefono. I cani verrebbero soppressi perché inadatti alla sperimentazione, ma gli animalisti denunciano sul web: “Questa è la prova che i cani vengono soppressi senza reali motivi sanitari”, ovvero per gravi malattie. E questo sarebbe illegale.

“Sì è meglio che li sopprimo adesso perché altrimenti vanno nell’anagrafe canina”: è il passaggio della registrazioone che, secondo gli attivisti interpellati dal Corriere, dimostrerebbe “l’esistenza di cani “fantasma”, uccisi o venduti prima dell’iscrizione, ma formalmente inesistenti”.

Ma perché i cani sarebbero considerati inadatti per i laboratori? Spiega Sara D’Angelo, storica attivista del movimento Fermare Green Hill, che i motivi sono vari: “Perché troppo grandi, o troppo piccoli, perché non rispettano lo standard imposto dalle aziende farmaceutiche”.

Il coordinamento degli animalisti ha poi, pubblicato sul proprio sito un elenco di animali (compresi i primati) da vendere ad aziende farmaceutiche e altri clienti d’Europa. Tra le “specifications” compare la parola “debark”, che letteralmente significa “impedire il latrato”, tradotto con “tagliare le corde vocali”. Ma l’azienda di Montichiari ha respinto qualsiasi accusa trincerandosi dietro l’archiviazione del fascicolo da parte della procura di Brescia. Quanto al “debark”, si tratterebbe di “una pratica vietata in Europa che non ci appartiene – spiegano quelli di Green Hill – Su quel foglio non c’è il nostro nome”.

Intanto tra pochi giorni, in Commissione al Senato, si vota l’emendamento alla Direttiva comunitaria che vieterebbe in Italia l’allevamento di cani, scimmie e gatti per la vivisezione. Perciò sabato gli animalisti scendono nuovamente in piazza per manifestare.