Grugliasco (Torino), 15enne insultata e presi a calci sul bus perché è nera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 novembre 2017 11:40 | Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2017 11:40
violenza-autobus

Una 15enne di colore aggredita su un autobus a Grugliasco (foto di repertorio)

GRUGLIASCO – Episodio di razzismo in Piemonte: una ragazzina insultata e presa a calci, sull’autobus, perché di colore. E’ quanto denunciato ai carabinieri, che stanno ora accertando i fatti, da una studentessa di quindici anni, promessa del basket, papà originario di un Paese africano e mamma italiana.

“Appena salita sull’autobus, un uomo sui sessant’anni, senza nessun motivo, mi ha sferrato un forte calcio al ginocchio sinistro”, è il racconto della giovane secondo quanto riportato sulle pagine locali del quotidiano La Stampa. Ad occuparsi degli accertamenti, secondo quanto appreso dall’Ansa, sono i carabinieri di Grugliasco, nell’hinterland di Torino. La giovane si stava recando a scuola, come ogni mattina, zaino sulle spalle e cuffiette alle orecchie.

“Mi sono spostata, ho tentato di far finta di nulla, ma quell’uomo continuava a fissarmi – racconta -. Mi ha detto: ‘è inutile che tu vada a scuola, tanto finirai sulla strada. Torna al tuo Paese…”. Frasi condite da parole razziste, insulti e offese. Intorno nessuno è intervenuto. La ragazzina è arrivata a scuola in lacrime, poi la decisione di denunciare l’episodio, sostenuta dal presidente della squadra di basket per cui gioca.

Maria Teresa Martinengo su La Stampa aggiunge dettagli al racconto:

«Giulia», la chiameremo così, si stava avviando come tutti i giorni verso il liceo, prendendo il primo autobus utile dalla cittadina nei dintorni di Torino dove abita. Zaino sulle spalle, cuffiette nelle orecchie, da quell’atto di violenza è rimasta sopraffatta, ferita. Ha cercato di spostarsi più lontano possibile da quell’individuo. «Ma il pullman era pieno. L’uomo ha continuato a parlare – ha spiegato la studentessa -, io cercavo di far finta di niente. Poi, visto che continuava a fissarmi ho spento la musica. C’era rumore sul pullman, ma ho sentito bene. Mi ha detto: è inutile che tu vada a scuola, tanto finirai sulla strada. Torna al tuo paese». Poi, parole razziste, un campionario di offese becere, di insulti che, rivolti a una ragazzina che va a scuola, suonano se possibile ancora più intollerabili. Intorno nessuno ha reagito. Silenzio. Nessuno è intervenuto.

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