Cartella Agenzia Entrate da 200 mln. Gruppo Bernardi crac, ma…era sbagliata

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2015 17:00 | Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2015 12:30
Cartella Equitalia da 200 mln. Gruppo Bernardi crac, ma cartella era sbagliata

Cartella Equitalia da 200 mln. Gruppo Bernardi crac, ma cartella era sbagliata

UDINE – C’era una volta un’azienda che si chiamava Gruppo Bernardi e che era leader nel settore abbigliamento in Friuli. C’era la crisi, d’accordo. Ma Bernardi andava in qualche modo avanti. Fino al 2012 quando arriva una cartella esattoriale da 200 milioni di euro. Cartella che si accompagna al sequestro di merci, alla perdita di clienti, al crac. Tre anni dopo, nel 2015, Bernardi è in amministrazione controllata. Tutto per una cartella esattoriale illegittima. Nulla. Che però, nel frattempo ha messo in ginocchio un’azienda.

E’ una storia inquietante quella che racconta Ludovica Bulian per il Giornale. Ed è una storia che potrebbe non essere ancora finita visto che gli attuali amministratori del Gruppo, ora, stanno valutando se chiedere l’uscita dal regime di amministrazione controllata perché senza il debito da 200 milioni Gruppo Bernardi si ritroverebbe con un indebitamento se non minimo certamente sostenibile, nell’ordine di una decina di milioni di euro.

La storia inizia nel 2008, quando Gruppo Bernardi decide di comprare una società, la “Life Collection”. E’ un errore, ma non possono saperlo. Racconta Bulian:

la Life collection, che aveva trasferito la sua sede da Napoli a Barcellona, e che era finita nel mirino dell’Agenzia delle Entrate della Campania per un’operazione «in frode dei crediti tributari». Ma l’agente di Equitalia incaricato della riscossione, non riuscendo a notificare l’atto alla Life collection, aveva chiesto di intraprendere l’azione nei confronti dell’acquirente Bernardi, a cui, però, l’avviso di mancato pagamento che solitamente precede la cartella esattoriale, non è mai stato notificato. Tanto è bastato ai giudici della commissione per evidenziare la conseguente impossibilità per Bernardi di difendersi dalle accuse e, dunque, per dichiarare a tutti gli effetti nullo quel provvedimento.

Nel frattempo, però, Gruppo Berardi ha perso il suo cliente, la Coin, anche perché

Lo stesso Coin, allora l’unico fornitore di Bernardi, era stato destinatario di un pignoramento presso terzi, vero preludio del baratro per il Gruppo e per la sua controllata Go Kids. «Va ricordato – spiega l’avvocato Ponti – che sulla base della stessa cartella di oltre 190 milioni di euro, Equitalia nel 2012 aveva eseguito un pignoramento presso terzi per il valore di 199 milioni di euro verso il gruppo Coin (all’epoca sostanzialmente l’unico fornitore di Bernardi) con cui proprio in quel momento si stava trattando per la cessione di 104 negozi dell’azienda. L’operazione, come si può comprendere, è naufragata

Oggi, tre anni dopo, con un’azienda fatta a pezzi si inizia a parlare di risarcimenti.