Referendum, a Roma corteo per il No. “Siamo 50mila”

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 novembre 2016 19:42 | Ultimo aggiornamento: 2 dicembre 2016 15:37
Referendum, a Roma corteo per il No. "Siamo 50mila"

Referendum, a Roma corteo per il No. “Siamo 50mila”

ROMA – Studenti e cassintegrati, anziani e famiglie con bambini in passeggino, movimenti per la casa e contro le grandi opere, italiani e immigrati: è il popolo variegato del No al referendum sceso oggi, domenica 27 novembre, in piazza a Roma per un “corteo sociale” contro le riforme costituzionali del Governo.

Ad accoglierlo una Capitale blindata con agenti in tenuta antisommossa e “gabbie” a protezione dei luoghi sensibili lungo il percorso. Una iniziativa di protesta nel segno di un No duplice: quello sulla casella da barrare il 4 dicembre, ma anche il messaggio da recapitare al presidente del Consiglio Matteo Renzi, alle sue riforme “neoliberiste, che hanno fallito” e per il quale la consultazione alle urne sarà “la spallata che lo manderà a casa: siamo 50mila No su Roma”.

Oltre cento i pullman da circa sessanta città di Italia arrivati nella Capitale. Un serpentone motivato – ‘C’è chi dice no’ il titolo della manifestazione – ma complessivamente pacifico, che ha anche ‘arruolato’ alla causa il leader della rivoluzione cubana Fidel Castro, scomparso l’altra notte e celebrato in piazza con cori, canzoni e ripetuti ‘hasta siempre’.

Unico momento concitato in via Venti Settembre, quando verso la sede della Banca d’Italia è partito un lancio di uova, seguito da un coro ‘ladri, ladri’ all’indirizzo del Mef e del ministro Pier Carlo Padoan, definito “tarlo dell’economia” nelle decine di volantini lanciate contro i poliziotti dalle ‘Vittime del salva-banche’, tra i fumogeni e i bengala.

I controlli di sicurezza disposti dal questore Nicolò D’Angelo erano iniziati già dalle prime ore del mattino: su un bus proveniente da Padova sono stati trovati borsoni con mazze e spranghe, oltre all’occorrente per nascondere i volti. Una persona trovata con una mazzafionda è stata condotta negli uffici della polizia. Ottocento gli uomini delle forze dell’ordine impegnati per il corteo.

Da piazza della Repubblica a Piazza del Popolo dai microfoni montati sui camion si sono susseguiti interventi delle diverse anime della manifestazione: dagli universitari contro il precariato ai migranti che chiedono più diritti, fino ai movimenti No-Tav della Val di Susa e i ‘No-Triv’. Moltissimi gli studenti, con cartelli personalizzati che indicano nome, età e motivi per dire no: e assieme alle ragioni più strettamente legate al contenuto della riforma Boschi compaiono anche il Jobs act, la Buona Scuola, le grandi opere.

Il messaggio politico è chiaro: “Il nostro no lo senti per le strade – lo slogan più ripetuto – il 4 dicembre il tuo governo cade”?. La folla ha concluso il suo corteo a Piazza del Popolo, dove dal palco è intervenuto, tra gli applausi, anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: “Questa è una piazza costituente e ri-costituente – ha detto – vogliamo un giorno un Governo popolare di liberazione nazionale, fondato sul lavoro e non sul denaro. Noi vogliamo mettere al centro invece, ambiente, acqua pubblica, lavoro, cultura. Dopo il 4 dicembre vogliamo una internazionale dei beni comuni contro le oligarchie: non molleremo mai”.

Al corteo anche Stefano Fassina (Sinistra Italiana) che ha osservato: “La revisione costituzionale la deve fare il parlamento. Questo è una colpa grave, all’Italia serve unità ma il governo Renzi ha fatto di tutto per dividerla”. A chiudere la giornata un concerto, che si concluderà in tarda serata. Un messaggio, a tutto volume, all’indirizzo di Palazzo Chigi.

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