Ignazio Okamoto morto dopo 31 anni di coma. A 22 rimase coinvolto in un incidente stradale

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 Agosto 2019 10:21 | Ultimo aggiornamento: 26 Agosto 2019 10:21
Ignazio Okamoto morto dopo 31 anni di coma. A 22 rimase coinvolto in un incidente stradale

Nella foto Ansa Hector Okamoto mostra una foto del figlio Ignazio, morto dopo 31 anni di coma

BRESCIA – Era in coma dalla primavera del 1988 e non si è più risvegliato. E’ morto così Ignazio Okamoto, detto Cito, 31 anni dopo l’incidente che lo aveva ridotto in stato vegetativo. Madre bresciana e padre messicano ma di origini giapponesi, aveva 22 anni quando la notte della festa del papà rimase gravemente ferito in un incidente stradale.

Due vite in una. La prima finita a 23 anni ancora da compiere lungo l’autostrada del Brennero e la seconda a 54 anni immobilizzato in un letto, nella sua casa di famiglia a Collebeato (Brescia). In mezzo 31 anni di coma, sempre assistito dai genitori. Il papà Hector che, dopo aver tramandato al figlio la passione per lo sport, facendo nascere a Brescia anche la prima squadra di baseball, si è poi completamente dedicato al suo secondogenito che ha visto crescere, diventare adulto e invecchiare senza che lui se ne accorgesse. “Ogni tanto scendevano delle lacrime dai suoi occhi, ma non sapremo mai se davvero si rendeva conto di quello che c’era attorno al suo letto”, raccontano gli amici che non lo hanno mai dimenticato.

Come Alessandro, anche lui aveva 22 anni nell’88 ed era al volante dell’auto uscita di strada sulla A22. Si salvò come altri due amici che viaggiavano sulla vettura, un altro, invece, morì sul colpo mentre Ignazio Okamoto finì in ospedale in condizioni disperate. In questi 31 anni Alessandro è sempre stato in contatto con la famiglia dell’amico, “portando un peso enorme sulle spalle”, dicono gli altri amici.

“Fin da subito ci dissero che non si sarebbe più svegliato dal coma”, spiega la madre Marina. “Non ho mai pensato – prosegue – ad interrompere le terapie, mai pensato una sola volta al fine vita in questi 31 anni in cui io e mio marito ci siamo isolati dal mondo”. La donna ammette, però, di avere avuto ultimamente un pensiero fisso: “Dove lasciare Ignazio quando noi genitori non ci saremmo più stati, visto che stiamo invecchiando. E, invece, venerdì improvvisamente il suo cuore ha smesso di sbattere. Può sembrare strano data la sua condizione, ma proprio non ce lo aspettavamo”.

Tutti a Collebeato, ricco paese ai piedi delle colline bresciane, sapevano del dramma della famiglia Okamoto. “Mio marito – racconta la donna – dopo l’incidente si è licenziato per assistere Ignazio. A parte i primi due anni in un centro, il resto della vita l’ha trascorsa in casa e mio marito è sempre stato al suo fianco”. Nel 2003 il Comune di Brescia ha riconosciuto a Hector Okamoto il Premio Bulloni, assegnato a chi si è distinto per aver fatto del bene. Lui è sempre stato a fianco di quel ragazzo, suo figlio, diventato adulto in stato di coma.

“E ne avrebbe trascorsi altrettanti se solo avesse potuto. Ha avuto una pazienza giapponese. Mai si è lamentato, mai ha fatto pesare la situazione drammatica”, raccontano coloro che conoscono la famiglia. Sulla tomba metteranno una fotografia di Ignazio da giovanissimo. “Aveva 17 anni nell’immagine che abbiamo scelto – spiegano i genitori – Cinque anni prima dell’incidente. Per tutti Cito è rimasto quel ragazzino”. (Fonte: Ansa)