Igor il Russo, parla l’ex compagno di cella Luigi Scrima: “Credevano lo nascondessi nel bagagliaio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 giugno 2018 11:13 | Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2018 11:13
igor il russo

L’arresto di Igor il Russo in Spagna (foto Ansa)

ROMA – “Sono venuto qui in Spagna, che si creda o meno, per rifarmi una vita. Ed è una fott*** coincidenza la mia presenza, qui, con quella di Igor”. Sono le parole di Luigi Scrima, 40 anni ed ex compagno di cella di Norbert Feher, alias Igor il Russo, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] arrestato nello scorso dicembre a Teruel (in Aragona) dopo un violento conflitto a fuoco in cui rimasero uccisi due militari spagnoli e un contadino.

A Valencia, una delle città dove secondo gli investigatori Igor il russo avrebbe avuto appoggi durante la latitanza spagnola, si trova anche Scrima, che per 5 anni ha condiviso il carcere con il killer, ma che afferma di non averlo più sentito da aprile 2017: “Lo cercai su Messenger, dove ci sentivamo spesso, ma non mi ha risposto”. Erano i giorni della fuga di Igor, che dopo l’omicidio del barista di Budrio, Davide Fabbri, e della guardia volontaria Valerio Verri, cercava di far perdere le proprie tracce.

Scrima, intervistato da La Nuova Ferrara, nonostante venga ancora citato negli ultimi atti delle inchieste, si dissocia dal killer: “Quegli atti non dicono nulla, se c’entravo qualcosa con Igor, mi avrebbero già arrestato. Invece, qui in Spagna, solo i giornalisti mi hanno cercato. Tutti continuano ad associarmi a Igor, ma lui ha ammazzato 5 padri di famiglia: io non ci sto, non sono mai stato suo complice. Mi hanno proposto che se li aiutavo a prenderlo vivo mi avrebbero pagato, gli ho detto che non sapevo niente di lui, ai carabinieri del Ros che fecero il blitz a casa mia gli dissi di cercare a Valencia. Igor diceva che Valencia era casa sua”.

Luigi Scrima, che spiega come dopo i fatti di Budrio lui e la sua famiglia si sentissero pedinati, ha lasciato l’Emilia nello scorso giugno, nonostante fosse in affidamento ai servizi sociali a Lugo, misura cautelare da scontare ancora per 5 mesi.

“Mi hanno lasciato andar via. Sono stato fermato a Reggio Emilia e i carabinieri mi hanno solo denunciato a piede libero per la violazione della misura. Poi ho continuato il mio viaggio e alla frontiera, a Ventimiglia, mi stavano aspettando, era come se avessi Igor in macchina. Mi hanno tenuto un’ora, credevo mi arrestassero. Lì ho cominciato a capire, e non ci vuole uno scienziato, che ci seguivano, controllavano”.

Scrima è stato utilizzato come possibile esca per arrivare a Igor il russo, riuscendo ad arrivare a Valencia, dove si trovava anche nel momento della cattura del pluriomicida, vissuto, racconta, come una liberazione: “Quando è successo e hanno poi arrestato Igor mi sono venuti i brividi, perché anche io ero qui, vicino da dove aveva ucciso. L’ arresto di Igor è stata una liberazione, non ne potevo più: vedevo che ero seguito, sentivo che il telefono era intercettato: io sono stato un criminale, le so queste cose”.

 

 

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