Igor il Russo, cade la denuncia dei figli di Verri. Non fu colpa delle forze dell’ordine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 febbraio 2018 12:51 | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2018 12:51
Igor il Russo (foto Ansa)

Igor il Russo (foto Ansa)

BOLOGNA – Il Gip ha archiviato la denuncia dei figli di Valerio Verri, la guardia volontaria uccisa l’8 aprile scorso nel ferrarese da Igor il Russo. Per i figli, infatti, se le forze dell’ordine si fossero scambiate le informazioni sulla presenza in quella zona del killer, si sarebbe potuto evitare l’agguato. Ma per il Gip Carlo Negri l’unico responsabile della morte di Valerio Verri, guardia volontaria uccisa l’8 aprile nel Ferrarese, va individuato, “sulla scorta degli esiti degli accertamenti effettuati, in colui che ha esploso i colpi che lo hanno ferito a morte”. Cioè Norbert Feher, ovvero Igor il Russo, arrestato in Spagna a metà dicembre.

Per il Gip, quanto successo non può essere collegato “alla ritenuta omissione di comunicazione da parte degli organi di polizia giudiziaria di dati inerenti” la probabile posizione di Igor, “agli organi deputati a tutelare la sicurezza pubblica”. Anche perché fino al delitto la presenza di Feher in zona era solo una ragionevole, ma generica, ipotesi di lavoro.

“Fino a che non si è consumato quell’orrendo omicidio”, scrive infatti nella sua conclusione il Gip del tribunale di Ferrara, accogliendo la richiesta della Procura di archiviare un fascicolo senza reati né indagati, la possibile presenza del latitante “in quel territorio avrebbe potuto essere solamente una ragionevole, ma generica ipotesi di lavoro, perché solamente con l’omicidio del signor Verri gli inquirenti hanno avuto la certezza che egli si fosse trovato in quel luogo, in quel giorno, a quell’ora”. Il giudice, controbattendo alle argomentazioni dei familiari di Verri, osserva che anche nell’ipotesi che i carabinieri fossero a conoscenza della zona in cui si nascondeva l’uomo che una settimana prima aveva ucciso a Budrio il barista Davide Fabbri, dovevano, comunque, fare i conti con le norme sulla segretezza delle indagini. Per spiegare il concetto, l’esempio è quello delle ricerche dei latitanti in altre zone del Paese, dove apparirebbe “assurdo anche solo immaginare che le forze dell’ordine debbano riversare costantemente le proprie acquisizioni, coperte per ovvi motivi dal massimo della segretezza in ordine alla possibile allocazione dei (numerosissimi e pericolosissimi) latitanti ai comitati delle singole province interessate”. C’è poi il tema della prevedibilità di quello che è successo. “Col senno di poi, alla luce degli eventi, risulta purtroppo facile e umano affermare che Vaclavic Igor per un periodo si era probabilmente celato (o era in transito?) anche nelle campagne comprese tra i territori delle province di Bologna e Ferrara”, si legge nell’archiviazione. Ma analizzando i fatti con giudizio ‘ex ante’ “non pare corretto inferire dal complesso dei dati conosciuti all’epoca che dovesse ritenersi certo o altamente probabile che il ricercato si trovasse stabilmente proprio nel territorio di Portomaggiore e che, in ogni caso, trovandosi in quel tipo di scenario, avrebbe potuto tenere comportamenti tali da attrarre l’attenzione istituzionale delle guardie venatorie”, come invece avvenne. Quadro e dati erano dunque troppo generici. “Non avrebbe avuto alcun senso logico o fondamento giuridico – scrive il Gip – vietare, in via precauzionale, lo svolgimento di alcuna attività: quali? a chi? per quanto tempo?”.