Cronaca Italia

Igor il russo, famiglia Verri: “Colonnello carabinieri ci chieda scusa”

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Igor il russo, famiglia Verri: “Colonnello carabinieri ci chieda scusa”

BOLOGNA – Valerio Verri è una delle vittime di Igor il russo e la sua famiglia chiede al colonnello dei carabinieri Andrea Desideri di chiedere scusa per gli errori commessi. La famiglia di Verri, guardia volontaria uccisa dal pericoloso omicida lo scorso aprile, accusa l’arma dei carabinieri di aver sottovalutato il pericolo e di aver inviato l’uomo a morire. Un’accusa per cui la Procura ha chiesto l’archiviazione, mentre la famiglia di Verri continua a cercare giustizia e ora chiede al colonnello Desideri di scusarsi.

Francesca e Emanuele Verri, figli di Valerio, ucciso l’8 aprile da Norbert Feher, in una lettera replicano alla nota dell’arma dei carabinieri di Ferrara:

“Ma è sicuro di ciò che dice? Non crede sia meglio invece tacere e magari chiedere scusa? O chiedere scusa non è contemplato per un Colonnello dei Carabinieri anche quando commette errori imperdonabili che sono costati la vita di una brava ed onesta persona che l’unico torto che ha avuto è stato quella di avere una grande passione per la sua terra e per l’ambiente?

Se lei non intende chiedere scusa lo facciamo noi per lei. Chiediamo scusa a tutti i bravissimi Carabinieri che lavorano sotto di lei ai quali va comunque la nostra riconoscenza, il nostro rispetto ed il nostro affetto. Chiediamo scusa per la situazione in cui ora si trovano e non certo per colpa nostra o di nostro padre. Non è d’accordo?”.

Nella nota diffusa la sera del 2 novembre dal comando provinciale di Ferrara, scrive Repubblica, veniva spiegato che

“le attività condotte per la ricerca del latitante Norbert Feher sono state costantemente condivise nelle previste sedi istituzionali con le Autorità locali di Pubblica Sicurezza (Prefetto e Questore), che hanno ricevuto informazioni e aggiornamenti, in un quadro di assoluta correttezza istituzionale e reciprocità informativa, nel rispetto della legge”.

E si assicurava che elementi sulla possibile presenza di Feher nelle valli del Mezzano, dove era di pattuglia Verri insieme all’agente provinciale Marco Ravaglia, furono acquisiti “solo dopo l’8 aprile” e che

“nessun dato investigativo faceva presagire la sua responsabilità penale per gli episodi delittuosi del 30 marzo e del primo aprile (la rapina a una guardia giurata a Consandolo e l’omicidio del barista di Budrio Davide Fabbri, ndr) né la sua presenza nella zona”.

I Verri, difesi dall’avvocato Fabio Anselmo, si sono opposti alla richiesta di archiviazione della Procura di Ferrara del fascicolo aperto dopo la loro denuncia, secondo cui non doveva essere consentito al padre di pattugliare in una zona pericolosa. Ora nella lettera, diffusa dal difensore, riferiscono di aver letto la nota dei Carabinieri, ma anche articoli di stampa e gli atti del fascicolo aperto dopo il loro esposto.

“Noi siamo gente semplice, colonnello, e siamo, non come lei, normali cittadini che non si sentono sopra alla legge. Lei non sa quanto ci sia costato guardare quel fascicolo, vedere la foto del corpo senza vita di nostro padre. La teniamo qui, colonnello. Continuiamo a leggere la sua nota: ma è sicuro di ciò che dice?”, scrivono i figli della seconda vittima del killer.

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