Igor il russo, trovati tablet, pc, cellulare e 4 pistole. Caccia alla rete di complici

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 dicembre 2017 7:07 | Ultimo aggiornamento: 17 dicembre 2017 7:55
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Igor il russo, trovati tablet, pc, cellulare e 4 pistole. Caccia alla rete di complici (Foto Ansa)

BOLOGNA – Un tablet, un cellulare, un pc, alcune chiavette usb e quattro pistole: sono questi gli oggetti sequestrati al momento dell’arresto in Spagna a Norbert Feher, alias Igor Vaclavic o Igor il Russo. E da questi oggetti gli investigatori contano di estrarre le informazioni per ricostruire movimenti e contatti del serial killer.

Finalmente chi indaga ha un punto concreto da cui partire per smascherare gli appoggi e tracciare il percorso che ha portato Igor il russo dalle zone umide dell’Emilia alle montagne dell’Aragona, dove è spuntato e ha ucciso di nuovo, prima di essere catturato nella zona di Teruel nella notte tra il 14 e il 15 dicembre.

In questi mesi infatti segni certi di un suo passaggio non erano stati mai rilevati. Nel mirino c’erano alcune persone che si pensava potessero averlo aiutato, anche fornendo documenti falsi e un passaggio, qualcuno dice a bordo di un camion.

Ci sono sospetti su una decina di nomi, che potranno essere rafforzati da quanto racconteranno i supporti informatici nella sua disponibilità, che potranno essere confrontati con la rilevante mole di dati raccolta in otto mesi di indagini in Italia.

Cellulare, tablet, pc e chiavette erano in uno zainetto trovato nel pick-up rubato e abbandonato da Feher prima dell’arresto. Gli investigatori sono in attesa poi degli esami balistici su due delle quattro pistole che il serbo aveva con sé e che potrebbero essere quelle rapinate in Italia, mentre le altre due le aveva prese, insieme al furgone, ad una delle sue ultime vittime (due agenti della Guardia civil e un allevatore) in una fattoria di El Ventorillo.

Oggi, 17 dicembre, il serbo, in cella a Teruel e per i media spagnoli non intenzionato a collaborare, si presenterà davanti al giudice Carmen Lamela, in videoconferenza, per la convalida: bisognerà vedere se risponderà alle domande che il magistrato, in contatto con il pm di Bologna Marco Forte, gli porrà.

Agli investigatori spagnoli è stato inoltre suggerito di cercare i covi di Feher nell’area in cui è stato localizzato: in ‘tane’ e bivacchi tra le paludi del Ferrarese aveva lasciato tracce e difficilmente, è convinto chi indaga, avrebbe perso l’abitudine.

Tutto può rivelarsi utile per capire come il killer abbia raggiunto l’Aragona, con che mezzi, con quale tragitto e chi lo ha aiutato. Per ora è stata focalizzata una ‘rete’, strana e fluida: parenti, ex compagni di carcere, conoscenti che lo avevano incontrato in altre epoche e che si sarebbero messi a sua disposizione. Elementi convincenti avevano portato a immaginare fosse in Spagna, pur senza indicare dove esattamente.

Soprattutto Malaga era la città su cui si puntava: lì avevano portato le tracce di un romagnolo che aveva condiviso una cella con Feher. Ma anche l‘Austria era una pista ‘calda’ e proprio da Vienna è appena rientrato il pm Marco Forte: lì sarebbero stati rilevati messaggi whatsapp da una sorta di intermediario che comunicava con altre persone in Serbia, riconducibili al latitante.

Indizi e ipotesi non hanno però potuto evitare una nuova tragedia. Quando, infatti si è visto braccato da chi stava indagando su alcune rapine senza sapere con chi aveva a che fare, ‘Igor’ ha seminato ancora terrore. Le famiglie delle vittime spagnole hanno pianto i loro morti, con i funerali celebrati in giornata a Teruel.

E anche i parenti del barista Davide Fabbri e del volontario Valerio Verri non trovano consolazione. I primi chiedono ai pm di chiudere rapidamente le indagini per poter aprire la strada al risarcimento, i figli di Verri non sembrano convinti dalle affermazioni del procuratore Giuseppe Amato: “Ha elogiato i carabinieri, ha detto che va bene così: ne prendiamo atto”, le parole di chi da mesi ribadisce che il padre è stato mandato allo sbaraglio in una zona che andava chiusa.

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