Il Fatto vince contro Verdini: gli pignora 31mila€ di quadri

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Settembre 2015 12:02 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2015 12:02
Il Fatto vince contro Verdini: gli pignora 31mila€ di quadri

Denis Verdini

ROMA – Due dipinti dell’Ottocento e una libreria in legno laccato del valore di 31 mila euro. Sono i beni pignorati a Denis Verdini per una vecchia causa per diffamazione persa contro Il Fatto quotidiano. Al senatore i giudici avevano ordinato il pagamento delle spese legali (13 mila euro) ma quello non ha mai pagato. Ne dà notizia lo stesso giornale diretto da Marco Travaglio: lo scorso primo luglio sono intervenuti gli ufficiali della Corte d’appello di Firenze. Il 29 ottobre, sempre a Firenze, ci sarà l’udienza per fissare l’eventuale data dell’asta.

L’articolo a firma di Wanda Marra per il quale l’allora coordinatore del Pdl aveva fatto causa al giornale risale a febbraio 2011. Si intitolava: “Onorevole corruzione. Bucchino (Pd) svela l’offerta di Graziani per conto di Verdini: passa nei Responsabili, per te 150 mila euro e la rielezione”. Racconta Valeria Pacelli sul Fatto:

“Nell’articolo si riportavano le affermazioni di Gino Bucchino (Pd) che diceva di aver ricevuto “una telefonata: ‘Ciao Gino, ho un progetto importante di cui parlarti’”. Dall’altra parte c’era, come poi è venuto fuori, Giuseppe Graziani di Rifondazione Socialista. “Mi ha detto – raccontò Bucchino in una conferenza stampa – di aver parlato con Verdini fino alle 2 di notte e di aver concordato di garantirmi la rielezione e di darmi 150 mila euro come rimborso delle spese elettorali. Dissi che non ero interessato”. Vicende smentite da tutti i protagonisti. Per Verdini l’articolo era diffamatorio, ha quindi citato il Fatto ma la sua domanda è stata rigettata dai giudici della prima sezione civile del Tribunale di Roma il 20 ottobre 2014.

Nelle motivazioni i giudici scrivono in sostanza che Wanda Marra, l’autrice dell’articolo, si è limitata a “riportare le frasi del deputato senza alcun commento o presa di posizione”.

Ragion per cui si è giunti al pignoramento dei preziosi quadri del senatore che rischiano di finire all’asta. A meno che Verdini non decida di pagare prima.

“O meglio – puntualizza Il Fatto – lo potrebbe fare il Pdl al suo posto, perché l’articolo fu scritto quando era coordinatore di un partito che non si presenta più alle elezioni ma giuridicamente esiste, in attesa dell’ultima tranche di finanziamento pubblico”.