Il padre di Anna Falchi indagato a Rimini per falsa testimonianza

Pubblicato il 4 Aprile 2012 - 18:55 OLTRE 6 MESI FA

RIMINI – Indagato dalla Procura di Rimini per falsa testimonianza l'antiquario Benito Falchi, padre della nota soubrette romagnola Anna Falchi. Questa mattina davanti al Gip di Rimini, Stefania Di Rienzo, la prima udienza per un'indagine partita in seguito all'esposto di un noto medico riminese, collezionista di opere d'arte. Nell'esposto accolto dalla Procura, il medico impugnava la testimonianza di Falchi nell'ambito di una causa civile, intentata dal ministero dei Beni Culturali che pretendeva la restituzione di un quadro di Bernardo Strozzi (pittore del '600 detto il Cappuccino) e per la precisione della ''Cena in Emmaus'' su tela del XVII secolo.

Il dipinto, originale secondo il Ministero dei Beni culturali, era detenuto impropriamente dal medico riminese, ma non avendo avuto ragione in un precedente procedimento penale a carico del professionista (prosciolto da ogni accusa e rientrato in possesso dei propri beni) lo aveva chiamato in una causa civile, in corso davanti al Tribunale di Bologna, per ottenerne la restituzione. Secondo il Ministero quel quadro e' quello trafugato nel 1982 da una chiesa a Valli Mocenighe (Piacenza d'Adige – Padova).

Fu nella causa civile che il medico riminese presento' la matrice di un assegno di 4mila euro dato in pagamento a Falchi per l'acquisto del quadro, dimostrandone quindi la provenienza. Chiamato a testimoniare a Bologna, Falchi disconobbe la firma sulla matrice dell'assegno sostenendo di non aver mai avuto ne' commercializzato uno Strozzi, nel qual caso avrebbe avuto un valore superiore ai 4mila euro.

Testimonianza che vale a Falchi una denuncia da parte del medico per falsa testimonianza. La perizia calligrafica disposta dalla Procura di Rimini pero' ha riconosciuto senza alcun dubbio l'autenticita' della firma di Falchi sulla matrice dell'assegno. Oggi in udienza, difeso dall'avvocato Andrea Muratori, Falchi, 71 anni, che ora vive in Liguria, ha espresso la volonta' di rilasciare spontanee dichiarazioni, ammettendo di aver intrattenuto col medico di Rimini rapporti commerciali e che se in ambito civile aveva disconosciuto la firma era stato perche' gli era stato chiesto se quell'assegno era riferibile ad uno Strozzi, mai trattato dall'antiquario.